La ricerca

Variante Delta, il professor Maga: "Così entra nelle cellule, si rischiano danni maggiori". Le ultime evidenze

È allarme variante Delta. La mutazione indiana del coronavirus sta prendendo sempre più piede prevalendo sulle altre. Ma - ciò che preoccupa maggiormente - è la sua elevata contagiosità, la sua maggiore resistenza alla dose singola del vaccino e all'età dei nuovi contagiati: in media 26enni. Complici le peculiarità della Delta che risulta differente rispetto "alla precedente (alfa) e anche dalla forma originaria del coronavirus". Secondo Giovanni Maga, direttore dell'Istituto di genetica molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), "si è osservato che può avere una maggiore capacità di entrare nelle cellule e infettarle. Questo fa sì che basti una quantità minore di virus per intaccare l'organismo".

 

 

Ciò che invece risulta "ancora non del tutto chiaro" è il motivo per cui la Delta "è più abile a replicarsi e dunque diffondersi, la cosiddetta fitness virale. Con il risultato che la quantità di virus presente nelle vie respiratorie può essere più elevata". Non solo, stando a uno studio cinese citato da Repubblica, la carica virale potrebbe essere 1000 volte più alta. "I dati sono ancora da approfondire e limitati a un numero ristretto di casi", spiega il ricercatore, "tuttavia lo studio fornisce una prima prova del fenomeno".

 

 

Ancora incerta l'asserzione se la la mutazione indiana sia o meno più grave nei giovani. Certo è che essendo più trasmissibile, "matematicamente si amplia il bacino potenziale di persone colpite, anche di età giovane, aumentano i casi più severi anche in questa fascia d'età". Infine, ciò che teme Maga è il sistema immunitario, perché "va ricordato che quello dei giovani è maggiormente reattivo e produce una risposta forte, in specifici casi, ad esempio in persone predisposte a questo tipo di reazione, con un'infiammazione che può essere dannosa per l'organismo".