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Tumore all'intestino e alimentazione, il legame: cosa non dovete mangiare

di Paola Natalilunedì 19 ottobre 2026
Tumore all'intestino e alimentazione, il legame: cosa non dovete mangiare

3' di lettura

Negli ultimi anni la dieta chetogenica ha conquistato una grande popolarità. C’è chi la sceglie per perdere peso, chi per controllare alcuni parametri metabolici e chi guarda con interesse ai suoi possibili effetti sulla salute. Il principio è semplice: ridurre drasticamente i carboidrati e aumentare la quota di grassi, spingendo l’organismo a utilizzare questi ultimi come principale fonte di energia. Ma siamo sicuri che un’alimentazione di questo tipo sia vantaggiosa in ogni circostanza? Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Nature suggerisce che, almeno in determinate condizioni, la risposta potrebbe essere più complessa del previsto. Lo studio, intitolato Ketogenic diet mediates intestinal tumorigenesis through lipids not ketones, ha analizzato il rapporto tra alimentazione e sviluppo dei tumori intestinali in topi geneticamente predisposti alla malattia. I risultati hanno mostrato che gli animali sottoposti a una dieta chetogenica sviluppavano una maggiore quantità di lesioni tumorali nell’intestino tenue e presentavano una sopravvivenza ridotta. La ricerca ha inoltre indicato che il fenomeno era legato soprattutto alla disponibilità di grassi, piuttosto che alla produzione dei corpi chetonici, le sostanze che l’organismo genera quando riduce l’assunzione di carboidrati.

Il dato è interessante perché mette in discussione un’idea spesso associata alla dieta chetogenica: quella secondo cui ridurre gli zuccheri possa rendere automaticamente più difficile la crescita dei tumori. È vero che molte cellule tumorali utilizzano il glucosio per sostenere la propria attività, ma il loro metabolismo è molto più articolato. A seconda del tipo di tumore e delle caratteristiche biologiche delle cellule coinvolte, possono entrare in gioco anche altre fonti energetiche, compresi i grassi. È proprio su questo punto che si concentra la ricerca pubblicata su Nature. I ricercatori hanno osservato che una maggiore disponibilità di lipidi può favorire alcuni processi cellulari coinvolti nella crescita dei tumori intestinali. In particolare, le cellule possono utilizzare gli acidi grassi per ricavare energia attraverso un processo chiamato ossidazione degli acidi grassi. In determinate condizioni, questa attività metabolica può sostenere la proliferazione cellulare e contribuire allo sviluppo delle lesioni tumorali.

La scoperta, tuttavia, richiede una precisazione fondamentale: gli esperimenti sono stati condotti sui topi, non sulle persone. Gli animali coinvolti erano inoltre predisposti geneticamente a sviluppare tumori intestinali. Non è quindi possibile concludere che la dieta chetogenica provochi il cancro nell’uomo, né affermare che seguirla comporti necessariamente un aumento del rischio per tutti. Il risultato indica piuttosto un possibile meccanismo biologico che dovrà essere studiato e verificato attraverso ulteriori ricerche. Anche la distinzione tra intestino tenue e colon è importante. Sebbene facciano entrambi parte dell’apparato digerente, presentano caratteristiche biologiche differenti e non reagiscono necessariamente allo stesso modo agli stimoli alimentari. Inoltre, gli effetti di una dieta possono variare in base alla predisposizione genetica, allo stato di salute e al tipo di tumore. Non sorprende, quindi, che gli studi sul rapporto tra chetosi e cancro abbiano prodotto risultati diversi. Una ricerca pubblicata su Nature nel 2022, per esempio, aveva osservato che il beta-idrossibutirrato, uno dei principali corpi chetonici, poteva rallentare la crescita del tumore del colon-retto in modelli sperimentali. Si tratta di risultati ottenuti in condizioni differenti, che dimostrano quanto sia difficile attribuire a un singolo regime alimentare effetti validi per tutti i tumori.

Qual è, dunque, il messaggio per chi segue una dieta chetogenica? Prima di tutto, niente allarmismi. Lo studio non dimostra che sia necessario abbandonare questo regime alimentare, ma invita a evitare l’idea che una dieta ricca di grassi e povera di carboidrati sia sempre benefica, indipendentemente dalle condizioni individuali. Chi la segue per ragioni mediche dovrebbe confrontarsi con il proprio medico o con un professionista della nutrizione, soprattutto in presenza di una predisposizione ereditaria ai tumori intestinali o di una diagnosi oncologica. La ricerca apre anche una prospettiva importante per il futuro della prevenzione: comprendere meglio il modo in cui l’alimentazione interagisce con il patrimonio genetico potrebbe consentire di elaborare indicazioni nutrizionali più personalizzate. Ciò che può risultare adatto a una persona, infatti, non è necessariamente la scelta migliore per un’altra. Il lavoro pubblicato su Nature non offre una risposta definitiva sul rapporto tra dieta chetogenica e cancro, ma richiama l’attenzione su un aspetto spesso trascurato nel dibattito sull’alimentazione: non conta soltanto quanto mangiamo o quali nutrienti riduciamo, ma anche il modo in cui il nostro organismo li utilizza. Per capire se e in quali circostanze una dieta ricca di grassi possa influenzare il rischio di tumore intestinale nell’uomo saranno necessari ulteriori studi. Nel frattempo, la prudenza e le scelte alimentari basate su evidenze scientifiche restano più affidabili delle promesse di una dieta valida per tutti.