Il borsino della Serie A

Dietro alla Juventus "caput mundi"cambiano le gerarchie del calcio

Andrea Tempestini

di Fabrizio Biasin A un passo dal Santissimo Natale c’è chi si gode strenne faraoniche e panettoni bestiali e chi, invece, rischia micidiali attacchi di acetone. Funziona così nel campionato della crisi, quello della squadra che vola (e si chiama Juve), di quelle che provano a stare a galla dopo aver speso quattromila lire, e delle sei che a turno pre-festivo archiviato hanno dato il là a un torneo nuovo, inedito, appassionante come un film di Lars von Trier da seguire inginocchiato sui ceci: le bislacche «seconde in classifica». Le «paure» di Buffon  Guai a voi se date retta a quel furbacchione di Buffon, capitano bianconero che ne ha viste troppe per cadere nel tranello dell’appagamento e quindi preferisce sparare balle da tre Ave Maria e quattro Gloria al Padre rifilati in confessionale: «Anti-Juve? Ce ne sono talmente tante che non si sa chi scegliere...». Una panzana impressionante.  Gigi fa bene a dire quel che dice, ma è talmente terrorizzato dalle inseguitrici (prima la Lazio a -8) che addirittura preferisce parlare dei fattacci suoi: «È stato un anno molto bello da tutti i punti di vista: sono impegnato in tantissime sfide sia imprenditoriali che sportive che mi vedono in tante vesti e spero con dedizione, idee e umiltà di poter conseguire ottimi risultati in tutti i campi e sotto tutti i profili». Ci fa tanto piacere. Va un po’ meno bene a chi sta dietro, perché a guardar bene c’è  «seconda» e «seconda». A girone d’andata ancora in ballo è chiaro il tentativo della capitale fisica di superare la capitale calcistica quanto a risultati sul campo e copertine patinate. Le quattro sberle rifilate dalla Roma al Milan dicono che i rossoneri son questi qua, che le vittorie dell’ultimo mese non possono nascondere i difetti di una rosa che vale un misero settimo posto. Il Diavolo è all’anno zero, ma se non vuole restare all’inferno deve muoversi in fretta (leggi: mercato di gennaio). Singolare che la squadra capace di proporre il giovane più interessante del continente (El Shaarawy) oltre a due potenziali campioncini (De Sciglio e Niang) non abbia le forze per restare agganciata al gruppo che lotta per la zona Champions (rossoneri a otto punti dal terzo posto).  Non se la passano meglio i cugini dell’Inter, ancora attaccati all’Europa che conta, ma colpiti da «gobbite», la terribile malattia che ammorba chi batte i campioni d’Italia. Dopo il successo di Torino per i nerazzurri solo figuracce, qualche polemica arbitrale e pochi punticini. La verità è che la squadra - ristrutturata con 50 milioni di euro dopo il sesto posto della scorsa stagione - deve fare i conti con Lazio e Fiorentina, le sorprese più belle di questa prima parte della stagione. L’ex sconosciuto Petkovic e quel fenomeno di Montella sono la dimostrazione vivente che gli allenatori contano, soprattutto se il materiale a loro disposizione è recettivo. Il futuro di Mazzarri L’incognita principale riguarda il Napoli balbettante targato Mazzarri, che spesso vince e diverte, ma ogni tanto fa figure meschine. I guai di Scommessopoli costringeranno De Laurentiis a mettere mano al portafoglio per correggere una difesa con troppe falle. Il problema principale però è legato al futuro del tecnico, che a inizio stagione disse «non so quel che farò l’anno prossimo» e in pratica ha annunciato il suo prossimo addio. Se è così si dichiari: quando la stagione entrerà nel vivo il «non detto» potrebbe costargli carissimo.