Bandiera

Milan, Zvonimir Boban suona la carica: "Perché sono qui, dove vogliamo arrivare"

Davide Locano

«Non piango solo perché ho 50 anni». L'emozione non tradisce Zvonimir Boban nel giorno del primo ritiro da Chief Football Officer del Milan. L'altra prima volta risale al 27 anni fa, quando Zvone era un ragazzo pieno di talento e dalle idee molto chiare sul calcio, la vita e la politica. Aveva passato un anno a Bari per studiare il calcio italiano. Per essere all' altezza della missione di riportare il Diavolo dove merita, invece, ha passato tre anni all' Uefa da braccio destro del presidente Gianni Infantino. «Quanto mi è costato accettare la chiamata del Milan? Nulla, è la sfida sportiva più importante della mia vita. Non avrei potuto vivere con me stesso se non avessi provato a vincerla», spiega il dirigente pochi minuti prima dell' allenamento che inaugura la stagione 19/20 davanti a quasi 4 mila tifosi. Leggi anche: Giampaolo al Milan inizia con un segno della croce UN ANNO DOPO «Paolo (Maldini, ndr) mi ha chiamato quando Leonardo stava per lasciare, aveva bisogno di supporto. Ho parlato con la proprietà e con Ivan Gazidis, che conosco perché ci ho battagliato spesso in questi anni. C' era già stata una telefonata un anno fa, ma era alla vigilia dei Mondiali con l' introduzione del Var: non era il momento giusto». Certo, l' obiettivo è complicato: riportare più in alto dell' anno scorso questo Milan "sostenibile", come lo vuole il fondo Elliott e lo impone la normativa sul fair play finanziario. Cioè tornare in quella Champions League sfuggita per un solo punto. «Dopo una sfortunata vendita (ai cinesi, ndr), ora c' è stabilità. Non è vero che non siamo ambiziosi, anche se ci sono delle restrizioni sulle spese: il Milan non può avere obiettivi mediocri», assicura il dirigente croato. «Dovremo essere bravi e veloci noi a tornare ai livelli che ci competono. Non ho paura di fallire, ma di non provare». Anche a costo di rovinare l' immagine costruita da calciatore? «Chissenefrega dell' immagine, bisogna fare tutto per il bene del Milan. Gli agenti vengono a spiegarci i calciatori, ma io e Paolo ne capiamo. Faremo scelte logiche, anche se poi magari sbaglieremo perché qualche giocatore non manterrà le aspettative». LA SCELTA DEL MISTER C'è la sua impronta sulla scelta di Marco Giampaolo - che già dal primo allenamento chiede ai suoi qualità, possesso palla e poca frenesia (con l' ex Bonera già protagonista nelle nuove vesti di collaboratore tecnico) - perché «le sue squadre si muovono come una macchia sul campo. Proprio come fanno le grandi squadre come il Real Madrid. Troverà la strada giusta per riportare il Milan in alto, ma senza giocatori i concetti da soli non bastano». Ecco allora il mercato, dove però Boban si presenta come un «playmaker» - guarda caso - tra l' ad Gazidis e il lavoro di Maldini e del ds Massara: «Arriveranno anche dei top player? La crescita deve essere organica, sceglieremo giocatori funzionali. Siamo felici di avere Donnarumma, il miglior talento e uno dei primi tre portieri al mondo: la sua situazione può cambiare, ma non vuol dire che cambierà». Accanto a Zvone, ci sono i pesi massimi del club. Da una parte l' ad Ivan Gazidis che guarda al futuro dei rapporti con l' Uefa - «la prossima volta che guarderanno i conti sarà quando il Milan si qualificherà per le coppe: allora inizierà una discussione che nella mia testa porta verso un settlement agreement per un periodo stimato di quattro anni» - e il presidente Paolo Scaroni: «L' Atalanta a S. Siro per la Champions? Stiamo riflettendo. Decideremo pensando anche all' umore dei tifosi che hanno già dovuto accettare il colpo della non partecipazione all' Europa League. Lo stadio è del club, ma anche dei tifosi». di Francesco Perugini