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Juventus-Napoli, la procura Figc apre un fascicolo: fari puntati su Castel Volturno, i partenopei sudano freddo

Aspettando che il giudice sportivo decida il risultato della partita Juventus-Napoli che ieri sera non si è giocata - la squadra allenata da Rino Gattuso, infatti, non si è presentata ieri sera a Torino e molto probabilmente domani verrà punita con una sconfitta per 3-0 a tavolino - la Fgic vuole vederci chiaro. La Procura della Figc ha aperto un'indagine sulla corretta applicazione da parte del Napoli dei protocolli sanitari validati dal Cts. Dopo la positività di un calciatore viene di norma aperto un procedimento per verificare i comportamenti seguenti. Il numero uno della Procura federale, Giuseppe Chinè, ha chiesto copia della corrispondenza tra la Asl, la Regione ed il club. Anche il giudice sportivo ha richiesto di supplemento d'indagine per analizzare la situazione. 

 


 

Il documento che disciplina i casi da Covid, firmato da Federcalcio e Ministero della salute e accettato da tutti i club, è chiaro e spiega come comportarsi ma, bypassato così come ha fatto il Napoli, rischia già di finire nel cestino.  Vediamo cosa è successo la sincopata settimana del Napoli.

Il 28 settembre, lunedì, il Genoa, con il quale il Napoli ha giocato nell'ultima partita di campionato, annuncia che ci sono nuovi positivi al Covid. Il 29 settembre nel centro di allenamento di Castel Volturno scattano i tamponi, così come accade ogni settimana, mercoledì si scopre che nessuno è positivo.  30 settembre Il focolaio del Genoa si allarga e i giocatori azzurri vengono sottoposti ad un secondo tampone che non è di routine. I risultati arrivano il venerdì e il centrocampista Piotr Zielinski risulta positivo. La Asl mette in isolamento fiduciario il giocatore e tutti i contatti diretti: giocatori inclusi.

Sabato, terzo tampone e secondo positivo è il centrocampista macedone Elijf Elmas, per lui niente allenamento di rifinitura. Tutti pronti a partire, finchè la Asl blocca tutti, il dispositivo però e poco chiaro e non si dice che la squadra non deve scendere il campo poi domenica arriverà il chiarimento più preciso:  il Napoli non può partire rischierebbero di contagiare il personale dell'aeroporto, i piloti dell'aereo e all'arrivo i dipendenti dell'hotel di Torino in cui la squadra avrebbe dovuto alloggiare.  Partita da rimandare.

La Procura federale della Figc guidata da Giuseppe Chinè ora dovrà esaminare i documenti delle Asl ma si scatena anche un questione politica. E il punto riguarda appunto le competenze chi deve decidere  quando si gioca? Il Cts richiama "gli obblighi di legge sanciti per il contenimento del contagio dal virus e ribadisce la responsabilità dell'Asl competente e, per quanto di competenza, del medico sociale per i calciatori e del medico competente per gli altri lavoratori". Dunque il Napoli ha fatto bene e così anche la Asl di compentenza. Ma per il calcio le regole già varate con l'ok del Cts non sono derogabili: "Il protocollo prevede regole certe e non derogabili, che consentono la disputa delle partite di campionato pur in caso di positività" ha infatti ribadito la Lega. 


Un precedente che adesso però rischia di mettere tutti contro tutti: autorità sanitarie che devono contenere i contagi e quindi applicare le restrizioni locali e nazionali già previste, e il calcio che pensava di avere il suo regolamento da osservare e ora si trova a fare i conti con un ostacolo imprevisto. "Bisogna fare prevalere l'interesse superiore della salute su qualsiasi altra logica o interesse di parte" l'intervento del ministro dello sport Vincenzo Spadafora, che domani aveva già previsto di incontrare Figc e Lega, occasione per provare a rimettere un po' d'ordine.

Ma cosa accadrà d'ora in poi? Prima del Napoli le altre squadre hanno sempre giocato. Chi non si presenta perderà a tavolino? Si immaginano già ricorsi a valanga.