Sotto accusa

Ferrari, Mattia Binotto: "Prendendo sberle ogni weekend...". Uno sfogo durissimo

"Mi sarebbe piaciuto fare il falegname". E invece Mattia Binotto di mestiere fa il team principal della Ferrari che arriva a Imola leader del Mondiale costruttori e piloti. Sente "aria di casa, questa terra trasuda passione. Non so quante volte ci sono venuto per i test, la prima con Berger e Alesi. E dopo con Schumacher. Giocavamo a pallone là sotto, mettevamo dei coni come porte. Per Michael ancora prima di uno svago era un modo di fare squadra", racconta intervistato dal Corriere della Sera. "Vedo fame, non soltanto la voglia di vincere singoli Gp o un titolo. Molto di più".

 

 



La sconfitta aiuta davvero o è solo retorica? "Serve a fare passi indietro per andare avanti. Insegna a non disunirsi e a investire in tecnologie, uomini e cultura: individuare i punti deboli e correggerli. Lo abbiamo fatto negli ultimi 2-3 anni, è stato un percorso lungo". Binotto non ha mai pensato di mollare: "Sono troppo testone. E sono anche consapevole di non essere l'unico responsabile dei successi o degli insuccessi". Mercedes e Red Bull stanno pagando gli sforzi dell'ultimo campionato... "Loro erano motivati, per noi era tutto in salita. Lavorare sul futuro quando prendi le sberle a ogni weekend non era semplice. Bisogna metterci la faccia e avere una dirigenza che accetti la situazione. Se gli avversari sono indietro le ragioni sono altre, non c'entra la 'distrazione'. Temo più Red Bull, ha una capacità di sviluppo superiore".

 

 

 



Capitolo Leclerc: "Ha le spalle larghe, occupa tutta la pista. Se va in testa è dura superarlo: è un mago del corpo a corpo". Sainz invece "studia. È un pilota veloce al quale piace analizzare i dati. Sa adattarsi e crescere, ha bisogno di più tempo. Ma poi arriva anche lui". Quale è stato il momento in cui ha capito di avere una Ferrari in grado di vincere? "Dai dati si intuiva. Dopo il primo giorno dei test a Barcellona ho avuto la conferma. A volte basta un solo 'run': se il pilota sorride capisci che la macchina è nata bene. Mi hanno insegnato così, ed è vero".