niente intervento

Pogba inguaia la Juve, giallo sull'infortunio. E il club pensa a Pjanic

Claudio Savelli

La domanda da un milione di dollari - o, per la precisione, da 7 milioni di euro netti all'anno- è la seguente: Paul Pogba si è fatto male durante la preparazione o il suo ginocchio era malconcio fin dallo sbarco a Torino? Il dubbio sorge spontaneo considerando l'impiego part-time delle ultime stagioni con il Manchester United e il conseguente mancato rinnovo di contratto. Ma il passato è alle spalle, Pogba ha ormai firmato un ricchissimo quadriennale con la Juve e l'infortunio è da curare. Come, però? Con un intervento chirurgico definitivo (sutura) che comprometterebbe la partecipazione al Mondiale ma assicurerebbe un recupero "al 95%", con una via di mezzo (meniscectomia: due mesi ai box ma senza certezze sulle condizioni future) o con una terapia conservativa?

 

 


QUESTIONE MONDIALI
Il giocatore spingeva per quest' ultima perché un mese con la Juve si può perdere mentre un Mondiale a 29 anni, teorico apice della carriera, passa una volta sola. E alla fine ha l'avuta vinta. Dunque stop di cinque settimane: tre di cure e due di riabilitazione atletica. Basteranno? La società ha acconsentito solo dopo aver ascoltato il parere (il secondo, dopo la visita effettuata negli Stati Uniti) del professor Bertrand Sonnery-Cottet, colui che ha restituito un ginocchio a Ibrahimovic. Pogba è andato e tornato da Lione in giornata accompagnato dal dottor Stefanini, in rappresentanza della società bianconera, e in serata è arrivata la decisione. Ha vinto anche lo staff medico della Nazionale francese, che premeva per avere a disposizione il calciatore. La Juve, per paradosso, è l'unica potenziale scontenta, o perlomeno è quella che più si è dovuta adeguare: avrebbe avuto più senso per il club un intervento chirurgico in modo da avere un calciatore sistemato nei primi mesi del 2023, pronto per la seconda parte di stagione. La decisione su (o di) Pogba non cambia lo scenario futuro: la (parziale) soluzione del problema centrocampo si è trasformata in un'ulteriore (potenziale) falla.

 

 


Uno degli obiettivi strategici era liberarsi dei contratti pesanti sulle spalle di giocatori che non garantivano continuità di impiego ma Pogba, se queste sono le premesse, rientra in pieno in questa categoria. L'effetto collaterale è che Arthur (il Valencia lo chiede in prestito) e Rabiot erano sul mercato ma almeno quest' ultimo è stato bloccato: guadagna 7 milioni netti, troppi per una "seconda linea", ma Allegri ne ha bisogno. Oltre alla quantità di giocatori affidabili (pure McKennie starà fuori un mese e mezzo), continua a mancare la qualità. Una delle idee per tamponare il buco è un altro riciclo: quello di Pjanic, che ha incassato la benedizione di Xavi ma di cui il Barcellona si disferebbe volentieri. Le altre sono Saul, non riscattato dal Chelsea e ai margini dell'Atletico Madrid, e Veretout, che la Roma è disponibile a cedere. Ma per entrambi servono circa 20 milioni, quanti la Juve ne aveva preventivati sul regista, l'altro rinforzo richiesto da Allegri: il prescelto è Paredes che però non è disposto a rinunciare agli attuali 8 milioni netti all'anno.

 

 

Dunque Cherubini e Arrivabene attendono e intanto Locatelli deve giocare da regista (il programma era consacrarlo mezzala). D'altro canto i dirigenti non possono decidere finché non hanno certezze, visto che l'equilibrio della rosa è un gioco di incastri e manca anche un rinforzo in attacco (Morata si allontana, torna di moda Kostic). Non possono nemmeno muovere i tre centrocampisti emergenti a disposizione nonostante siano consapevoli che la permanenza di tutti sarebbe un autogol: zitti zitti, Fagioli (21 anni), Rovella (20) e Miretti (18) sono ancora bianconeri. Questi ultimi due in particolare erano destinati a partire ma la situazione li blocca. Forse rimarranno in rosa e diventeranno una magica cura dei mali. Non sarebbe la prima volta.