Fonseca, come si presenta in sala stampa prima dell'esonero: la scritta sulla maglietta scatena il delirio

lunedì 30 dicembre 2024
Fonseca, come si presenta in sala stampa prima dell'esonero: la scritta sulla maglietta scatena il delirio
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Una fine surreale, quasi comica quella di Paulo Fonseca al Milan. Esonerato dopo 200 giorni in rossonero, l'allenatore portoghese ha scelto la sua ex squadra (il pari 1-1 contro la Roma) per uscire di scena. E l'epilogo è confusionario e convulso come tutto il suo breve regno.

Complice, va detto, una società che lo ha lasciato solo fin dal momento della scelta, quasi un ripiego estivo dopo il brusco dietrofront su Lopetegui causa rivolta social dei tifosi. Dal patron Gerry Cardinale all'ad Giorgio Furlani, dai "capi" tecnici Ibrahimovic e Moncada (virgolette d'obbligo visti silenzi e omissioni), nessuno ci ha mai messo veramente la faccia per blindarlo. Il risultato è una somma di situazioni grottesche, la sensazione costante di essere "fuori controllo". 

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Tutti: l'allenatore in primis, che ha spesso spiazzato anche i suoi con scelte tattiche, tecniche e disciplinari a volte quasi isteriche. Ma anche i giocatori, ovviamente, con i senatori come Theo Hernandez, Tomori e Rafa Leao protagonisti di sceneggiate in campo e fuori, quasi avessero somatizzato nel giro di pochi giorni prima la cacciata di Paolo Maldini, il loro mentore, un anno e mezzo fa e soprattutto l'addio dell'allenatore che li aveva valorizzati, Stefano Pioli.

Un matrimonio, quello tra Fonseca e il Milan, iniziato malissimo tra sfottò e pomodori lanciati dagli stessi sostenitori rossoneri, continuato tra pochi alti (le vittorie quasi impossibili contro Inter e Real Madrid) e tanti bassi, ma in generale in una palude di discontinuità ed errori reiterati che il pari con la Roma ha semplicemente confermato. Non è una squadra disastrosa, il Milan: è un undici di talento messo in campo maluccio ma soprattutto disconnesso.

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Non è una squadra, insomma. E le individualità possono tenerlo a galla, in posizione mediocre (il quarto posto della Lazio è a 8 punti con una partita in meno), ma da sole e senza un gruppo allenatore-giocatori-dirigenti compatto non si può sognare in grande. 

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Ora la "scossa" con l'arrivo di Sergio Conceiçao, altro portoghese, ex Porto e con fama di "duro" (l'esatto opposto di Fonseca, un altro segnale contraddittorio) è l'unica speranza per risollevare le sorti di una stagione che potrebbe non ancora essere del tutto perduta.

Alla fine, l'immagine di Fonseca che resta è quella di lui seduto in sala stampa, da solo davanti ai giornalisti: tutti sanno che verrà esonerato, lui che a parole si dice "tranquillo", con "la coscienza a posto", addirittura fiducioso di allenare la squadra la prossima settimana in Supercoppa italiana in Arabia. E addosso ha una maglietta nera, con una scritta: "Off". E' un brand, ma significa anche "fuori".