Roma, 6 ott. (askanews) - Dopo quasi nove anni all'estero, si sta per concludere l'"esilio" scelto dal leader separatista catalano Carles Puigdemont per sfuggire all'arresto e al carcere per l'organizzazione di un referendum sull'indipendenza della Catalogna dalla Spagna nel 2017, dichiarato incostituzionale da Madrid. Proprio il Tribunale costituzionale spagnolo ha ordinato oggi l'applicazione dell'amnistia adottata nei confronti degli organizzatori della consultazione popolare anche al reato di malversazione, l'ultimo di cui era accusato Puigdemont, che all'epoca era il capo del governo autonomo della Catalogna. Il Tribunale Supremo di Madrid ha quindi annullato l'ordine di arresto nei confronti dell'ex presidente catalano.
Puigdemont, a differenza di altri membri dell'ex governo catalano indipendentista dell'epoca, aveva deciso di fuggire all'indomani del referendum per evitare il carcere e si era rifugiato a Bruxelles, dove ha vissuto fino ad oggi, riuscendo anche ad essere eletto eurodeputato al Parlamento europeo nel 2019. In Belgio era cominciato un lungo braccio di ferro con le autorità giudiziarie spagnole, in cui il leader indipendentista catalano è riuscito sempre a prevalere: fino al clamoroso rientro-lampo a Barcellona per poche ore l'8 agosto del 2024 per partecipare a un comizio e dileguarsi subito dopo. Malgrado una vasta operazione di polizia per cercare di arrestarlo, era riuscito a far perdere le sue tracce e rientrare a Bruxelles.
Il capo del governo spagnolo, il socialista Pedro Sanchez, che nel 2024 aveva approvato la legge di amnistia per gli indipendentisti catalani, ha commentato positivamente la decisione di oggi del tribunale costituzionale e di quello supremo: Dobbiamo, ha detto, "rispettare la sentenza della Corte costituzionale e, in definitiva, rallegrarci del fatto che, in questo modo, contribuiamo anche a sostenere la società catalana, come essa ha chiesto per tutto questo tempo".



