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New York, i dem pensano a De Blasio sindaco: ultra-sinistro e con la moglie nera ed ex lesbica

Il candidato italo-americano in testa ai sondaggi delle primarie democratiche: sarà lui lo sfidante di Bloomberg?

New York, i dem pensano a De Blasio sindaco: ultra-sinistro e con la moglie nera ed ex lesbica

Due sondaggi negli ultimi due giorni hanno rivoluzionato la corsa a sindaco, con l’irruzione al primo posto tra i candidati democratici di un personaggio che era stato finora nelle retrovie, Bill de Blasio. Le primarie sono vicine, il 10 settembre, e l’Università Quinnipiac aveva dato il primo choc, sollevando un certo scetticismo, con l’annuncio che de Blasio era primo con il 30% delle preferenze tra i democratici registrati in città, e aveva staccato di sei punti la Speaker del Consiglio comunale Christine Quinn, nome molto più noto nel Palazzo della politica municipale. Ieri, nella rilevazione più significativa del Wall Street Journal e della Tv NBC4, è arrivata però la conferma che de Blasio è un’alternativa serissima alla Quinn. Non solo è risultato ancora in testa, seppure appaiato con il 24% alla ex favoritissima, ma nell’eventuale ballottaggio di inizio ottobre, che si terrà quasi certamente perché nessuno otterrà il 40% dei voti necessario per vincere direttamente il 10 settembre, de Blasio la supera per 44% a 42%. 

Laureato alla New York University con master alla Columbia, de Blasio è nato, nel 1961 come Obama, con il nome di Warren Wilhelm. Quando il padre, di origini irlandesi, alcolizzato, lasciò la moglie di origini italiane, Warren cambiò il nome in Bill de Blasio, assumendo quello della famiglia materna. Ha sempre fatto politica nelle file democratiche, iniziando come volontario della campagna a sindaco di Dave Dinkins, passato alla storia come ultimo democratico a City Hall, e il cui mandato portò la città vicina alla bancarotta e aprì la strada a 20 anni di sindaci repubblicani (8 con Rudy Giuliani e 12 con Michael Bloomberg). De Blasio è stato anche funzionario del Ministero dello Sviluppo Urbano sotto Clinton e ha diretto la campagna di Hillary per diventare senatrice dello Stato di New York. Eletto nel 2002 nel consiglio comunale in rappresentanza del distretto di Brooklyn dove vive, nel 2010 è stato infine eletto Public Advocate, una sorta di Ombudsman incaricato di difendere gli interessi degli elettori. 

Il balzo nei sondaggi è dovuto a vari fattori: la caduta verticale di Anthony Weiner, dal 25% al 10% in poche settimane, travolto dagli scandali sessuali, ha «liberato» molti delusi; e un articolo di prima pagina del New York Times ha presentato con toni più che lusinghieri la sua «modern family», facendogli guadagnare attenzione. Bianchissimo, Bill ha una moglie afro-americana, Chirlane McCray, di sei anni più vecchia di lui, che gli ha dato due figli, Dante e Chiara. Definita nelle biografie «attivista e poeta», la donna ha avuto trascorsi omosessuali. Con simili credenziali di diversità, la famiglia de Blasio non sfigura a fronte della Quinn, che è una lesbica sposata regolarmente con la sua compagna. Il problema, per la sinistra, malgrado il rapporto tra democratici e repubblicani in città sia costantemente di 7 a 1, è che i newyorkesi non tradiscono mai il loro candidato alla Casa Bianca, mentre sono pragmatici quando si tratta di votare per il gestore degli affari della città. Di Blasio è sicuramente il più liberal del suo partito come dimostra il suo slogan: ci sono due New York, i ricchi e i poveri, e i ricchi (oltre 500mila dollari di reddito) saranno tassati con una imposta speciale che servirà a pagare le scuole pubbliche dall’asilo all’univerisità. Quanto alla sicurezza, è un acceso avversario della tattica usata dalla polizia di Bloomberg, stop & frisk (ferma e perquisisci) e ha promesso che farà cadere la richiesta di appello che il sindaco attuale inoltrerà tra breve contro la decisione recente di un giudice di imporre un supervisore esterno che controlli l’attività di repressione della criminalità. Il fatto è che tutti, in città e nel Paese, ammirano i risultati concreti che sono stati raggiunti a New York dallo «sceriffo» Ray Kelly e prima di lui da Giuliani, nel far crollare i crimini e gli omicidi e fare della Grande Mela la metropoli Usa più sicura. Presentarsi come un «tassa e spendi» che vuole debellare le inuguaglianze sociali ha portato bene a Barack, ma il bis del liberal de Blasio, socialista e anti Law & Order, se sarà lui il candidato, non è affatto scontato. Joe Lotha, che sarà con tutta probabilità il candidato del GOP, propone la continuità coi due sindaci precedenti (è stato vice di Giuliani), mentre de Blasio minaccia a chiare lettere lo scontro frontale con un passato di successo. Dichiarare «sono io il solo anti Bloomberg», insomma, lo posiziona nettamente a sinistra, tra i populisti-egualitaristi. Ma se alle primarie passa lui, grazie al sostegno dei più radicali e militanti, si riaprirà una partita che sembrava chiusa.

di Glauco Maggi

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Commenti all'articolo

  • brontolo1

    19 Agosto 2013 - 10:10

    gli farà perdere i voti degli omo,per tradimento della causa!

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  • brontolo1

    19 Agosto 2013 - 10:10

    meglioil"casto"(di culo)mortadella,che all'iri prima,ed in Italia ed europa poi,ha fatto superdisastri?

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  • belbelpietro

    18 Agosto 2013 - 23:11

    E poi ha fatto bingo!

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  • marcolelli3000

    18 Agosto 2013 - 03:03

    devo aggiungere che neanche a me frega niente del colore del candidato ma interessa solo che difenda gli interessi della citta' : magari ci fosse un nuovo Giuliani, ma non c'e'. Quello che chiedo al sindaco e' di opporsi ai sindacati che rischiano di mandare i conti allo sbando. Per il resto New York va bene cosi' com'e', basta che il sindaco non faccia danni. Non si scherza con i newyorkesi, anche questo e' un fatto.

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