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Viaggio a Cogne dove il tempo si inchina alla bellezza

lunedì 2 marzo 2026

4' di lettura

Di fronte all’immensità del Gran Paradiso, esiste un luogo che non è solo un hotel, ma il diario vivente di una famiglia e di una valle. Un’esperienza tra memorie sabaude, stelle Michelin e il silenzio complice delle vette.

​Risalendo i 24 chilometri di strada solitaria che separano il fondovalle dalla conca di Cogne, in cui il respiro cambia, la valle si apre, le conifere lasciano spazio a un anfiteatro di prati sconfinati e, d’improvviso, ci si ritrova nel "Piccolo Tibet". Qui, dove il Monte Bianco e il Gran Paradiso si guardano da lontano, vi è un presidio di civiltà montana che sembra sospeso in un’eterna età dell’oro.

​Al centro di questo incanto, affacciato sugli oltre 50 ettari del prato di Sant’Orso, svetta l'Hotel Bellevue che lo scorso anno ha celebrato 100 anni di storia.

Ma non chiamatelo semplicemente hotel: il Bellevue è una storia d’amore scritta sulla roccia, un’eredità che pulsa da cinque generazioni sotto lo sguardo attento della famiglia Jeantet-Roullet.

​Tutto ebbe inizio nel 1925. Ma la vera scintilla scoccò quando Leone Cesariano Cunéaz, figlio dei fondatori e perfezionatosi al mitico Negresco di Nizza, incontrò Maria Romilda Albert. Fu un colpo di fulmine che trasformò il Bellevue nella meta prediletta dell’aristocrazia genovese, torinese e milanese.

​Ancora oggi, tra i corridoi della casa, sembra di avvertire la presenza della Signora Romilda. Fu lei a salvare l’edificio dai saccheggi e dagli incendi durante la Liberazione, fu lei ad accogliere il maestro Arturo Benedetti Michelangeli, che amava esercitarsi al vecchio pianoforte della sala da pranzo, lo stesso che ancora oggi accoglie gli ospiti con le sue note antiche. Quell’eredità di accoglienza è passata nelle mani di Umbertino e Pia, poi di Paola e Carlo, fino a giungere a Laura e suo marito Domenico, che insieme ai figli Pietro e Leonardo portano avanti il testimone di Piero Roullet, il "faro" della cultura dell’ospitalità valdostana scomparso nel 2022.

​​Entrare al Bellevue significa varcare la soglia di un tempo non lineare. Ogni angolo è una testimonianza della cultura contadina e montana: non è un museo statico, ma una collezione viva di oggetti che raccontano storie. Statue lignee, pergamene del Trecento, cassapanche del Cinquecento e quadri dell’Ottocento convivono con i comfort più moderni.

​Le 39 camere sono scrigni di identità, arredate con mobili d’epoca, tessuti pregiati e peltri. Ma è la suite con vasca su rotaia a rubare il cuore: un’invenzione poetica che permette di scivolare all’esterno, restando immersi nell’acqua calda mentre si contempla il ghiacciaio, in un dialogo privato con la natura.

​​Se il corpo cerca ristoro, la SPA del Bellevue — premiata nel 2013 come migliore SPA d’hotel in Europa — è un viaggio sensoriale ispirato alla geologia del territorio. Pietra, legno e roccia riproducono le cascate e i torrenti alpini in 1.200 mq di puro benessere.

​Tra le gemme di questo spazio spicca la "Fonte della Giovinezza", una piscina che riproduce un affresco del Castello Manta di Saluzzo.

Dalla "Grotta dell’Orso" per i fanghi alla baita del 1717 per i bagni di Cleopatra, ogni trattamento è un rito che utilizza i rimedi della natura: miele, latte, vino e fango maturato nelle acque minerali della Casa.

​​La proposta gastronomica è un capitolo a sé, guidata dalla passione dell’Executive Chef Niccolò De Riu. Il ristorante Bellevue 

propone un viaggio sensoriale di impronta mediterranea di alta cucina. Dal ricercato Uovo di Re Vittorio, ai Tortelli Favô, al Filetto di manzo al fieno.  Non manca l'attenzione ai più piccoli con un menù bimbi dedicato o dessert innovativi come la Bavarese alla mandorla, pere, gelato all'olio e mandorle, cardamomo e arancia o Larice e genziana. 

Il fiore all’occhiello è Le Petit Bellevue, un gioiello da soli cinque tavoli, insignito della Stella Michelin dal 2025. Qui la cucina è una ricerca colta che unisce la storia dei piatti valdostani a una visione contemporanea, supportata dalla straordinaria cantina curata dal sommelier Rino Billia. Con oltre 18.000 bottiglie e 1.700 referenze, Billia — premiato come miglior sommelier dalla Guida Michelin nel 2020 — gestisce una delle carte dei vini più prestigiose al mondo (insignita dei "due bicchieri" da Wine Spectator).

​Per chi cerca l’autenticità rustica, il Bar à Fromage, restaurant de montagne, e la Brasserie du Bon Bec offrono un tuffo nei sapori del territorio: raclette, fondute e la "coppa dell’amicizia", consumate davanti al fuoco del camino o ammirando i pascoli. La materia prima è a "metro zero", grazie all’orto circolare di fronte all’hotel e alla "Cantina di stagionatura dei formaggi", dove il Maitre Fromager cura personalmente le forme di formaggi di tutta Italia tra i quali Fontina e Parmigiano Reggiano (quest'ultimo di Paolo Gennari). 

​L’Impegno e il futuro: le "Due Chiavi" Michelin

​Non è un caso che nel 2024 e nel 2025 il Bellevue abbia ricevuto le Due Chiavi nella Guida Michelin, un riconoscimento che premia non solo l’eccellenza architettonica, ma l’anima e l’individualità del servizio. È il risultato del lavoro di oltre 90 collaboratori, per i quali la famiglia Jeantet-Roullet ha costruito persino 3 "Case dei collaboratori" dedicate, con un totale di 50 camere e spazi di formazione, perché l’ospitalità fiorisce solo dove c’è serenità.

​Anche la cultura trova casa qui: dal 2016, il concorso letterario "Parole del Gran Paradiso" invita gli ospiti a condividere memorie e racconti, che ogni dicembre diventano un libro, un dono che unisce gli animi attraverso il filo dell’emozione.

​Il Bellevue è un'oasi di bellezza senza tempo e in un mondo che corre invita a rallentare. "Sapere chi eravamo ci permette di diventare chi desideriamo", recita uno dei motti della casa. Tra le vette del Gran Paradiso, questa famiglia di albergatori-custodi continua a dimostrare che l’ospitalità è, prima di tutto, un atto d’amore verso la propria terra e verso l’altro. Chi lascia Cogne, lo fa con la sensazione di aver scoperto un segreto prezioso, un luogo dove la frequenza della natura vibra all’unisono con lo spirito.

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