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A Milano e Como la cucina che sfida il tempo e le regole

di Orchidea Colonna giovedì 9 aprile 2026

3' di lettura

A Milano e Como c’è un ristorante che ha scelto di rallentare. Non per moda, ma per metodo. Si chiama Il Lughino e rappresenta un caso interessante nel panorama della ristorazione contemporanea: un modello radicale, dove il concetto di “tempo reale” non riguarda la tecnologia, ma la cucina.

Qui non esistono scorciatoie operative considerate ormai standard nel settore. Niente congelatori, niente impastatrici. Una decisione che, più che tecnica, è culturale. Ogni preparazione nasce e si esaurisce nell’arco della giornata, seguendo la disponibilità effettiva delle materie prime e la capacità produttiva della cucina. Il risultato è un menù fluido, in continua trasformazione, che può cambiare anche più volte nello stesso giorno.

Alla guida del progetto c’è Paolo Sanvito, chef e fondatore, che ha costruito un’identità precisa: cucina vegetale, materie prime biologiche certificate e una filiera corta, selezionata direttamente. Non si tratta di una proposta “vegana” nel senso più commerciale del termine, ma di un approccio più ampio, che mette al centro il rapporto tra ingrediente, lavorazione e percezione finale del piatto.

Il simbolo di questa filosofia è la lasagna. Non una ricetta fissa, ma una struttura aperta: oltre cinquanta varianti nel corso dell’anno, tutte diverse, tutte legate alla stagionalità. Ogni giorno ne vengono preparate solo alcune tipologie, in quantità limitate. Una scelta che introduce un elemento raro nella ristorazione moderna: quando termina, non viene sostituito con una replica, ma con qualcosa di nuovo.

Il resto della proposta segue la stessa logica. Paste fresche, gnocchi, ravioli, preparazioni a base di cereali antichi come il Senatore Cappelli, ma anche tofu e seitan autoprodotti. Piatti che puntano su equilibrio e riconoscibilità, senza cercare effetti scenici o costruzioni complesse. La cucina del Lughino lavora per sottrazione, non per accumulo.

Interessante anche il formato operativo: servizio continuato dalle 11:30 alle 23:00. Un all day dining che, però, non scende a compromessi sulla qualità. Anche il business lunch mantiene lo stesso impianto, evitando formule semplificate o standardizzate.

La sostenibilità, in questo contesto, non è un elemento di comunicazione ma una conseguenza del sistema. I fornitori sono realtà biologiche consolidate, spesso legate al territorio lombardo: aziende agricole storiche, produttori locali di riso e legumi, mulini tradizionali per le farine. Una rete che consente controllo, coerenza e tracciabilità.
Sul fronte beverage, la carta vini conta circa settanta etichette, tutte biologiche, con una presenza significativa di vini biodinamici. Anche qui la selezione è mirata: poche referenze, ma scelte per accompagnare senza dominare.

Gli spazi, sia nella sede milanese di Brera sia in quella di Como, riflettono la stessa impostazione: materiali naturali, ambienti raccolti, un’estetica essenziale che evita l’effetto costruito. La capienza contenuta contribuisce a mantenere un rapporto diretto con il cliente, elemento coerente con l’idea complessiva del progetto.
Il Lughino si rivolge a un pubblico trasversale: non necessariamente vegano, ma interessato a un’esperienza gastronomica consapevole. In un settore sempre più orientato alla replicabilità e alla scalabilità, rappresenta un modello alternativo, basato su variabilità, limite e presenza. Il Lughino più che un ristorante, è un sistema che mette in discussione alcune delle regole implicite della ristorazione contemporanea. E lo fa senza proclami, ma attraverso una pratica quotidiana rigorosa.

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