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Corruzione: legale Montante: 'intervenga Bonafede, grave no a scarcerazione'

di AdnKronos domenica 13 gennaio 2019

2' di lettura

Palermo, 7 gen. (AdnKronos) - (di Elvira Terranova) Finisce sul tavolo del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e del Consiglio superiore della magistratura, oltre che della Procura generale della Cassazione, la decisione della mancata scarcerazione dell'ex Presidente di Sicindustria Antonello Montante, arrestato lo scorso maggio per corruzione. Nei mesi scorsi i suoi legali, gli avvocati Carlo Taormina e Giuseppe Panepinto, hanno presentato richiesta di scarcerazione per "gravi motivi di salute". Richiesta rigettata. Adesso hanno presentato alla Corte di Cassazione la richiesta di rimessione del processo per legittima suspicione del Tribunale di Caltanissetta. "Mentre si consuma, da parte del Tribunale di Caltanissetta la gravissima situazione per cui non viene disposta la scarcerazione di Antonello Montante nonostante la dichiarata incompatibilità con il regime carcerario accertato da un perito nominato dallo stesso Tribunale, trattandosi dell'ennesima anomalia che sta riguardando l'imputato ormai in carcere dallo scorso maggio, la difesa ha depositato oggi richiesta di rimessione del processo ad altro Tribunale di altro distretto di Corte d'appello", dicono i due legali. L'ex Presidente di Confindustria Sicilia, secondo l'accusa, avrebbe messo su un vero e proprio 'sistema' di spionaggio per avere notizie su magistrati, giornalisti. Sotto processo, per questo, diversi esponenti delle forze dell'ordine. "Antonello Montante - dicono ancora - sotto scorta rigorosa anche al momento dell'arresto in quanto artefice della svolta antimafia nel settore imprenditoriale quale Presidente di Confindustria Sicilia, vicepresidente di Confindustria nazionale e presidente della Commissione nazionale per la legalità, ove era stato elaborato il Codice etico per le espulsioni o non ammissioni di imprenditori mafiosi, dopo avere subito un'opera di delegittimazione con la aberrante accusa di essere in realtà un mafioso, nonostante la verticale caduta di questa accusa, è stato ugualmente attinto da carcerazione per una fattispecie associativa ai fini corruttivi che la Corte di cassazione ha ritenuto insussistente e, nonostante ciò, ha continuato a essere tenuto in carcere e continua a starvi per di fronte a una conclamata gravità delle sue condizioni di salute".

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