CATEGORIE

Liste d’attesa incubo dei malati reumatici, 80% aspetta oltre 5 mesi

di AdnKronos domenica 13 ottobre 2019

3' di lettura

Roma, 10 ott. (AdnKronos Salute) - Liste d’attesa incubo per oltre i 5 milioni di persone che convivono con malattie reumatiche. Quasi 8 su 10 (il 77%) sono costrette a 'subire' lunghe liste d’attesa prima di poter fare una visita o un esame specialistico in una struttura pubblica: i tempi vanno dai 5 mesi in su. Oltre la metà (57%), inoltre, lamenta l’insufficienza nel numero di centri di reumatologia presenti sul territorio. Quasi 4 persone su 10 faticano a trovare uno specialista reumatologo per le cure. Sono alcuni dei dati emersi dal II rapporto Apmarr-WeResearch 'Vivere con una malattia reumatica', che ha coinvolto oltre 1.020 persone con patologie reumatiche, presentato oggi a Roma, alla Biblioteca del Senato 'Giovanni Spadolini'. Tra i 5 milioni di italiani con malattie reumatiche, ben 700 mila sono quelli colpiti da patologie gravi che comportano problemi di disabilità. Considerando anche quanti si occupano dei malati, i numeri delle persone coinvolte in questo tipo di patologie raddoppiano e si arriva a un esercito di quasi 1 milione e mezzo di persone che tutti i giorni devono lottare con i disagi e la sofferenza che derivano da queste malattie. "In Italia le persone con una malattia reumatica devono affrontare numerosi problemi e difficoltà per poter accedere alle cure - spiega Antonella Celano, presidente di dell'Associazione nazionale persone con malattie reumatologiche e rare (Apmarr) - Primo fra tutti quello delle liste d’attesa". La ragione alla base dei lunghi tempi di attesa è, soprattutto, la scarsa diffusione sul territorio dei Centri di reumatologia: nel 69% dei casi sono completamente assenti o presenti in numero insufficiente. "Le persone affette da patologie reumatiche - prosegue Celano - non possono essere considerate di serie B e invito pertanto le Istituzioni ad ascoltare i bisogni e le esigenze di queste persone in modo tale che, conoscendo da vicino le loro problematiche quotidiane, possano aiutarle a risolverle. Spesso per loro è difficile anche solo alzarsi dal letto la mattina, allacciarsi le scarpe e tenere in braccio i propri figli". "Faccio appello poi al ministro della Salute Roberto Speranza affinché, facendosi portavoce delle esigenze delle persone con malattie reumatiche - spiega - possa aiutarle a ottenere diagnosi precoci in tempi certi con l’apertura di nuovi centri per la diagnosi e la cura, garantendo loro cure vicino a casa o a domicilio e una rete organizzativa e assistenziale che le supporti". Il problema della lunghezza delle liste d’attesa è particolarmente grave nel centro-sud Italia dove in 9 casi su 10 (90,6%) i tempi di attesa sono eccessivamente e/o abbastanza lunghi. Ciò costringe le persone a doversi rivolgere a strutture private o lontane dal luogo di residenza, con conseguente aggravio di costi e sviluppo del fenomeno delle migrazioni sanitarie. Lo stesso discorso vale per la diffusione sul territorio dei centri di reumatologia: al centro-sud nell’84,4% dei casi sono completamente assenti o in numero insufficiente con le persone costrette a dover percorrere lunghe distanze, facendosi accompagnare da qualcuno per raggiungerli. Qui a risultare più svantaggiate sono le persone che non abitano nelle grandi città o in zone limitrofe. "I centri di reumatologia, nelle zone in cui sono presenti - afferma Matteo Santopietro, managing director di WeResearch - sono considerati confortevoli da 8 persone su 10 rispetto a pulizia dei locali, posti a sedere liberi e comodi, servizi igienici. Non si può dire la stessa cosa per le barriere architettoniche che in 4 casi su 10 rendono difficoltoso l’accesso dei pazienti ai centri di reumatologia. In quasi 3 casi su 10 esistono anche barriere visive e uditive". Un'altra barriera da abbattere, prosegue Santopietro, è quella della comunicazione tra medico e paziente. "La maggior parte delle persone giudica positivamente la capacità di ascolto e la comunicazione con i medici. Tuttavia un quarto riferisce di aver avuto esperienze negative con i medici a causa della scarsa empatia che li ha fatti sentire spesso come un numero, delle difficoltà di comunicazione dei problemi correlati all’uso dei medicinali e della sofferenza provata oltre ai problemi di comprensione lessicale", conclude.

tag

Ti potrebbero interessare

LA ROBERT F. KENNEDY HUMAN RIGHTS ITALIA PORTA A TORINO 500 STUDENTI PER UNA GIORNATA DI CONFRONTO E DIBATTITO SUI DIRITTI UMANI

“Bridges of Hope – Parole che cambiano il mondo” è l’iniziativa della Robert F. Kennedy H...

TRANSIZIONE 5.0: CASASCO, NECESSARIE SOLUZIONI PER LA PIENA FRUIBILITÀ DEI CREDITI DI IMPOSTA

“Il DL 38/2026 (modificato dal DL 42, entrambi in corso di esame al Senato), risolvono quasi integralmente, la que...

Versilfood avvia l’ampliamento del polo produttivo di Camaiore

Nuove linee automatizzate, maggiore capacità produttiva e un ulteriore passo avanti nel percorso di crescita fond...

Foglio Edizioni Libri: al via il nuovo progetto editoriale di Valter Mainetti 

L’11 settembre resta una data scolpita nella storia contemporanea, uno spartiacque che ha segnato il primo attacco...