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Storia: Univr, scoperta nuova lettera di Dante Alighieri (3)

di AdnKronos domenica 21 ottobre 2018

2' di lettura

(AdnKronos) - "E infine, ma si potrebbe continuare, nella lettera di Cangrande, i malvagi responsabili delle discordie imperiali vengono definiti 'vasa scelerum', sintagma che non ha sostanziale riscontro nella latinità medievale indicizzata ma che non può non richiamare il 'vasel d'ogni froda' affibbiato a frate Gomita in Inferno XXII. Certo, nessun filologo ignora che le Variae di Cassiodoro erano testo molto diffuso nel Medioevo. Certo, la consistenza dei richiami intertestuali dovrà accompagnarsi a capillari verifiche sulle concordanze dantesche e sui più ampi corpora della latinità medievale; controlli doverosi andranno compiuti sul ritmo della prosa; soprattutto occorrerà procurare una nuova edizione della lettera riesaminando il manoscritto. È materia che darà lavoro nei prossimi mesi. Ma a mio avviso tutto ciò non farà altro che confermare quanto appare chiaro sin da questi primi assaggi: dovendo scrivere una lettera delicatissima all'imperatore Enrico VII, il suo vicario Cangrande della Scala si affidò alla penna di Dante Alighieri, l'unico che in quel momento a Verona poteva produrre uno stile tanto elevato". Dante a Verona. Il recupero della lettera produce, inoltre, una serie di conseguenze rilevanti sul piano biografico, dimostrando che Dante abbia soggiornato a Verona per un lungo periodo, dal 1312 al 1320. “Cadono in un colpo solo le ipotesi - formulate forse un po' troppo frettolosamente - che tra 1312 e il 1316 volevano Dante a Pisa o in Lunigiana, o addirittura lo immaginavano negli attendamenti imperiali tutto preso dalla stesura della Monarchia. Nell'estate del 1312 Dante si trovava già a Verona e se la Monarchia fu scritta a quest'epoca, fu scritta sotto l'occhio vigile di Cangrande. Andrà riesaminato il profilo culturale dello stesso Cangrande - prosegue Pellegrini, -eccessivamente appiattito, negli interventi più recenti, su una prospettiva che ne valorizza soprattutto i risvolti amministrativi e militari, a scapito forse di altri aspetti ugualmente importanti.". "Acquistano nuovo rilievo le affermazioni dell'umanista Leonardo Bruni, l'ultimo ad avere maneggiato autografi di Dante: nella biografia del poeta, Bruni affermava chiaramente che Dante non si trovava in Toscana allorché Enrico VII preparò l'assedio di Firenze, nel settembre 1312; di più, citava di prima mano lettere di Dante spedite da Verona e c'è da chiedersi da dove traesse tale l'indicazione se non proprio dalle lettere medesime. E poiché nel gennaio del 1320 Dante era a Verona per pronunziarvi la Questio de aqua et terra, ci sarà da chiedersi se il soggiorno non durasse proprio da quel lontano 1312, il che spiegherebbe l'altissimo elogio riservato a Cangrande nel Paradiso, l'encomio più nobile dedicato dal poeta a un vivente. Insomma, un capitolo intero della biografia dantesca avrà bisogno di una robusta riscrittura”, conclude.

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