(AdnKronos) - (Adnkronos) - Le tematiche dei corsi riguardano temi trasversali che favoriscano il contenimento di criticità sociali e sanitarie (educazione civica, igiene e salute, lingua e cultura italiana, etnopsicologia, parità di genere, raccolta differenziata, etc.) e competenze professionalizzanti (agricoltura bio, soft skills per il lavoro, salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, laboratorio di comunicazione). Inoltre, è possibile che fornendo una corretta formazione e avviamento al lavoro ai migranti si riesca ad arrivare ad una condizione tipica di persone autosufficienti che permetta in tempi rapidi l’uscita dal programma di protezione e un conseguente contenimento della spesa di gestione dei migranti per passare da uno stato assistenzialistico ad una forma attiva delle persone coinvolte. Si intende, infine, sottolineare che l’attività prettamente assistenzialistica pone dei limiti educativi e comunicativi, spiegano i promotori del progetto. “Il progetto - prosegue Milan - nasce circa un anno fa per trovare delle soluzioni a una problematica del Comune di Bagnoli, quando avevamo circa 1 migliaio di rifugiati. Volevamo mettere in moto dei meccanismi per fermare i problemi e le criticità nate nei territori dell’accoglienza: l’educazione e la formazione in ambito civico, sanitario, culturale. I migranti nel territorio avevano usanze e modi di fare che appartenevano alla loro cultura e che andavano in contrasto con le norme del nostro territorio, abbiamo studiato un percorso per andare a colmare questa difficoltà con un progetto che mettesse in piedi dei corsi per avere migranti più educati e avere coscienza di ciò che potevano fare.”.