(Adnkronos) - Come illustra il rapporto, le regioni italiane con il maggior tasso di povertà educativa sono quelle meridionali: Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. Migliore invece la situazione al nord, specialmente in Friuli Venezia Giulia, Lombardia ed Emilia Romagna, regioni che offrono maggiori servizi e opportunità educative per bambini e adolescenti. Il direttore di Save the Children Italia Valerio Neri spiega questo divario: "Motivazione forse principale è la spesa che le regioni destinano all'infanzia nei vari settori. Il Mezzogiorno italiano -dice all'Adnkronos- ha meno soldi da usare nel servizio sociale e nei servizi vari all'infanzia". Non è solo una questione economica. Continua Neri: "poi ci sono altri fattori, relativi alla cultura del Paese tutto e delle singole regioni. I ragazzi del meridione italiano vanno meno a teatro e visitano meno i musei". La povertà materiale contribuisce ad alimentare la povertà educativa. "Dobbiamo interrogarci sulle caratteristiche antropologiche delle nostre città e comunità, dove mancano modelli educativi da seguire. Ci sono famiglie agiate dove i minori non hanno problemi di accesso alla mensa scolastica o ai corsi di musica, ma che vengono lasciati soli davanti alla tv e che mangiano male", sottolinea Marco Rossi Doria. "Povertà educativa non significa solo assenza di scuola - aggiunge Valerio Neri - ma si riferisce anche a un insieme di connessioni esterne alla scuola e legate alla promozione della propria personalità".