(Adnkronos) - Secondo la Procura la strage terroristica del 23 dicembre 1984 fu commessa "al fine di agevolare od occultare" l'attività di Cosa nostra per mantenere ed assicurare "l'impunità degli affiliati e garantendo la sopravvivenza della stessa organizzazione". Secondo l'inchiesta la strage del rapido 904 fu ordinata da Riina come risposta al maxi processo istruito dall'allora giudice istruttore Giovanni Falcone che pochi mesi prima aveva disposto 366 mandati di cattura contro boss e affiliati di Cosa nostra. Oltre alle testimonianze di pentiti di Camorra e dell'ex capo del mandamento mafioso di San Giuseppe Iato, Giovanni Brusca, tra le prove a carico di Riina ci sono i materiali esplosivi e i congegni elettronici utilizzati per la strage terroristica, che sarebbero stati dallo stesso deposito utilizzato poi per le successive stragi mafiose dei primi anni Novanta. Secondo le indagini prima della Dda di Napoli e poi trasferite a Firenze per competenza territoriale, l'esplosivo (tra cui tritolo e dinamite) sarebbe stato prelevato da un deposito in contrada Giambascio a San Giuseppe Iato, controllato dal Brusca. (segue)