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Scuola: Save the Children, troppe disparita' in mense italiane

domenica 18 maggio 2014

2' di lettura

Roma, 13 mag. (Adnkronos) - La mensa non è uguale per tutti. Su 36 comuni italiani esaminati, dal nord al sud, rispetto ai servizi di refezione scolastica delle scuole primarie, ogni comune si regola diversamente per le tariffe, le eventuali esenzioni o riduzioni e in caso di morosità: Vigevano, Brescia e Campobasso i peggiori, con rette tra le più alte d'Italia, nessuna esenzione anche per famiglie in difficoltà ed esclusione immediata del bambino dalla mensa in caso di morosità dei genitori. E' quanto emerge dal "Monitoraggio dei servizi di refezione scolastica nei maggiori comuni italiani", realizzato per il secondo anno da Save the Children e diffuso oggi, nell'ambito della campagna "Illuminiamo il Futuro" per dare educazione e speranza ai bambini alle prese con la povertà: 3 settimane di sensibilizzazione e raccolta fondi fino al 1° giugno, anche attraverso l'sms 45509. Il monitoraggio documenta "una varietà e diversità dei criteri di accesso, anche laddove il servizio mensa sia disponibile, con il risultato che un bambino, a seconda del territorio in cui vive, può avere o non avere la mensa a scuola oppure averla ma magari troppo costosa per la sua famiglia", spiega Raffaela Milano, Direttore dei Programmi Italia-Europa Save the Children Italia. "Il momento del pasto alla mensa scolastica è estremamente importante per ogni bambino e in particolare per chi vive in condizioni di povertà - prosegue - perché garantisce un pasto completo almeno una volta al giorno, è una occasione di convivialità, di educazione alimentare, oltre a permettere l'apertura pomeridiana della scuola e il contrasto alla dispersione scolastica ". Dall'indagine emergono, dunque, differenze nei requisiti di ammissione: a Vigevano, Brescia, Adro, Trento, Padova, Parma, Campobasso, Salerno e Palermo non è prevista l'esenzione dal pagamento della quota di contribuzione al servizio mensa pur in presenza di redditi molto bassi o di situazioni di disagio per le famiglie non prese in carico dai servizi. Ma anche in quei comuni dove l'esenzione è prevista, nè i criteri nè la soglia di accesso sono omogenei. Si va da un'esenzione basata su un tetto ISEE di 0 euro a Perugia fino a Potenza che prevede un'esenzione completa per i nuclei con ISEE fino a 8.000 euro e Trieste fino a 7.250 euro. (segue)

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