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Palermo: dalla cucina alla 'rivoluzione' per difendere la biodiversita' siciliana

domenica 25 maggio 2014

2' di lettura

Palermo, 25 mag. - (Adnkronos) - Gli amici la chiamano Bonetna, ed è probabilmente il soprannome più adatto per una donna colta, intelligente ma soprattutto appassionata, con spirito d'iniziativa e sempre in movimento. Chef di fama internazionale, ex proprietaria del ristorante palermitano "La dispensa dei Monsù", Bonetta Dell'Oglio è oggi uno chef itinerante, è consulente nelle cucine "dei più grandi cuochi come in quelle delle massaie", si occupa di catering, ma è prima di tutto una donna siciliana - "orgogliosa della mia sicilianità" come sottolinea all'Adnkronos - che è riuscita a fare delle sue passioni il suo lavoro e di quest'ultimo una battaglia continua per riportare in alto il nome della Sicilia e della peculiarità dei prodotti di questa terra. Ambasciatrice dei prodotti siciliani nel mondo per Slow Food, Dell'Oglio basa tutto il suo lavoro su un presupposto: "Chi ha il privilegio di far da mangiare per altri ha il dovere di affrontare questa responsabilità con amore e fermezza" e questo significa una "grande attenzione all'agricoltura, alla stagionalità dei prodotti, alla biodiversità che affonda le sue radici nella storia più antica dell'Isola". "Dobbiamo scavare nella nostra memoria per creare un sistema agricolo che si basi sulla qualità - spiega - La Sicilia è un microcontinente che va protetto, noi non possiamo fare agricoltura intensiva". Una battaglia, quella di Bonetta per la difesa della biodiversità siciliana, che ha come primo obiettivo la tutela dei cereali, antica coltura dell'isola alla base della nostra alimentazione, che l'ha portata, circa un anno fa, a fondare il movimento "La rivoluzione in un chicco". "Da anni - racconta - mi batto affinché le leggi assurde della Comunità Europea non tocchino la cultura storica e millenaria della coltivazione dei cereali in Sicilia e nel resto d'Europa". Da qui la sua "rivoluzione". Ovunque vada Bonetta Dell'Oglio presenta le sue paste e il suo pane fatti con i grani antichi della Sicilia moliti a pietra per dimostrare che "attingendo dal cibo locale, fatto di un dna antico, si possono ottenere piatti strepitosi". (segue)

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