Milano, 16 set. (Adnkronos) - Adora Gandhi e Che Guevara. Odia il perbenismo, i maleducati e gli ignoranti con la laurea, lui che ufficialmente ha 'solo la terza media' nonostante gli studi alla scuola d'arte fiorentina, ma che e' diventato uno dei nomi piu' prestigiosi del Made in Italy nel mondo. Roberto Cavalli si racconta in 'Just me', edito da Mondadori, presentato questa mattina a Milano. Lo stilista non nasconde nulla: i successi, le sconfitte, le intuizioni, gli aspetti piu' intimi della sua vita senza censure e senza rincorse a stereotipi. La sua e' la storia di un uomo, non del celebre stilista, che ha percorso il Novecento, dalle ferite della Grande guerra agli splendori del made in Italy. L'autobiografia si apre e si chiude nel solco del mito del padre, Giorgio, rapito dalla famiglia e fucilato sotto gli occhi della moglie il 4 luglio 1944 dall'esercito redesco, nel paesino di Cavriglia "che nella mia mente e' sempre rimasto il covo del diavolo", dice Cavalli, quanto Roberto ha solo 3 anni. "Non avere paura" gli diceva il 'babbo'. E quella tragedia si e' trasformata in un imperativo a rischiare sempre e a fargli dire oggi che "il mio libro vuole essere un monito ai giovani, e io ero uno di loro, perche' si diano da fare sempre, non perdano mai la speranza". Da bimbo balbuziente con pessimi risultati scolastici, Cavalli ha poi affrontato la vita con voglia di rivincita, di riscatto. Dopo la tragedia, i fiaschi scolastici, i disagi per le insicurezze fonetiche, Cavalli racconta di quando a undici anni costruiva cavallini di legno che poi vendeva e di quando, a 18, apri' una discoteca. Di moda si parla, certo, ma per descrivere quel che succede dietro le quinte. "Non chiamatemi stilista, perche' non sono mai stato in grado di disegnare una silhouette" scrive Cavalli. "Il mio talento, piuttosto, e' trovare cio' che rende speciale un tessuto, un abito, una donna, pensando sempre alla moda come fosse pret a porter, pronto per essere indossato". (segue)