(Adnkronos) - "Dallo psicologo ci sono stata due volte, mia madre ha insistito tanto… Io non volevo, perche' conoscevo solo gli psicologi del carcere e non posso dire che mi abbiano aiutato: pensavano solo a riempirmi di antidepressivi - prosegue - La prima volta non sono riuscita a dire una parola. La seconda ho parlato per 15 minuti di fila e alla fine ho avuto un attacco di panico: non riuscivo, e non riesco ancora, a tirare fuori la tristezza, a cancellare la sensazione di essere braccata. Mi sento sempre come quegli animali che sono cacciati dagli animali piu' grandi". "Dopo l'assoluzione, pensavo che sarei stata bene, che sarei tornata com'ero prima, allegra, spensierata - conclude - Cercavo di convincermi che stavo bene, che era questione di tempo, che la tristezza sarebbe passata. Ma non passava, la tristezza, i mesi scivolavano e io ero sempre spaventata, esausta. Ora ho accettato questo limbo, anche se forse ci tornero', dallo psicologo. Neppure aver scritto il libro mi ha curato".