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Mafia: Montanaro, Spatuzza pentito vero fra male assoluto e conversione autentica (2)

domenica 17 novembre 2013

2' di lettura

(Adnkronos) - "Parlando con Spatuzza mi sono convinta che in una stessa persona possano coesistere il male assoluto e la conversione più autentica, lui sembra davvero aver compiuto un percorso di crescita interiore, di consapevolezza del male commesso, e sicuramente si sente un'altra persona. Ha pienamente abbracciato il ruolo di collaboratore di giustizia perchè, dice, 'è il solo modo per ripagare la società e i familiari delle vittime'; raccontare la verità per lui significa fare giustizia. Si pensi ad esempio alle sue dichiarazioni sulla strage di via D'Amelio che hanno consentito di riaprire il processo ed azzerare le condanne precedenti, inflitte ad 11 imputati che con quella strage non avevano nulla a che fare". Nella prima parte dell'intervista Spatuzza ricostruisce il suo ingresso nella mafia: "Nato a Brancaccio, in una famiglia normale, già ragazzino si trova a lavorare con qualcuno che lo porta a conosce i fratelli Graviano, qualche anno prima suo fratello Salvatore era scomparso, vittima di lupara bianca, e lui, convinto che dietro quella morte ci fosse Totuccio Contorno, si avvicina sempre più ai Graviano, pensando anche di vendicare un giorno la morte del fratello. A 16, 17 anni dunque si avvicina all'universo mafioso di 'cosa nostra', insolitamente il 'giuramento' di affiliazione lo darà solo molto più tardi, nel 1995, nelle mani di Matteo Messina Denaro. Quando gli ho chiesto della sua infanzia, della sua adolescenza, degli amici, mi ha risposto 'Brancaccio era la mia casa, la mia scuola, il mio campo di gioco, il mio mondo, non ero mai uscito dalla Sicilia' e chiama i Graviano 'i miei padri, potevano toglierti la vita e potevano dartela'". Le prime incrinature dello Spatuzza mafioso arrivano, secondo il suo racconto alla Montanaro, "con la strage di Firenze del '93. Con via dei Georgofili comincia ad avvertire un certo malessere. Uccisioni come quelle di Falcone e Borsellino erano 'normali' ma le stragi indiscriminate lo colpiscono. E' comunque l'uccisione di Don Puglisi a costituire un punto di non ritorno, per come avviene, per la figura del sacerdote, un passaggio aggravato dalla vicenda del piccolo Di Matteo: Spatuzza partecipa al sequestro ma non all'omicidio e la sua uccisione lo farà poi riflettere sulla necessità di dare un futuro diverso dal proprio al figlio". Quanto alle numerose dichiarazioni rese da Spatuzza in varie sedi processuali sulle stragi di Mafia, l'autrice le ricostruisce e ordina su base documentaria, atti dei processi alla mano, dopo l'intervista. "Quello che mi interessava di più -conclude Montanaro- è la correlazione fra l'autenticità del pentimento sul piano morale e la veridicità delle dichiarazione rese dal pentito. Che lui sia un pentito vero è la mia convinzione e quanto alla veridicità, il giudizio dei magistrati con cui ha collaborato va in questo senso, tranne nel processo a carico di Marcello dell'Utri andato a sentenza nel giugno 2010, dove Spatuzza venne ritenuto un pentito inattendibile".

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