Roma, 26 ott. - (Adnkronos) - L'hanno convinta a partire per l'Italia, poi, una volta giunta alla frontiera, le hanno sottratto i documenti e l'hanno tenuta segregata in un casale abbandonato a Roma e costretta all'accattonaggio. Per mesi una donna romena è stata obbligata da due connazionali, sotto minaccia di gravi ritorsioni e spesso anche di morte, a chiedere l'elemosina per le vie del centro. A fine giornata i due perquisivano la donna perché non trattenesse nulla per sè e, in caso di ribellione, la picchiavano fino a farla finire in ospedale. Proprio in una di queste occasioni la donna ha incontrato un connazionale a cui ha raccontato la vicenda e che l'ha convinta a denunciare tutto alla polizia. La donna si è quindi rivolta agli agenti dell'ospedale San Camillo che, insieme ai colleghi del commissariato di Monteverde, hanno individuato il luogo descritto, un'ex fabbrica su Lungotevere Gassman, e i due uomini. V.G., 59enne, e M.E., di 46 anni, sono stati sottoposti a fermo con l'accusa di riduzione in schiavitù.