Roma, 22 mag. (Adnkronos) - La strage di Capaci non fu opera solo degli uomini di Toto Riina, ma nell'attentato in cui persero la vita Giovanni Falcone, la moglie e gli uomini della scorta ci fu "una mano mafiosa, l'altra no". Lo sostiene il libro 'Doppio livello', scritto dalla giornalista Stefani Limiti, che nel capitolo 'False bandiere a Capaci' ricostruisce la dinamica dell'attentato sulla base degli atti giudiziari e dimostra che il 23 maggio del 1992 altri uomini esterni a Cosa nostra contribuirono a realizzare l'imboscata. 'Doppio livello' spiega che a Capaci fu messa in pratica una operazione militare, un atto di strategia della tensione. Il libro della Limiti, pubblicato da 'Chiarelettere', punta i riflettori sulla destabilizzazione che ha segnato il nostro Paese da Portella della Ginestra fino a Falcone e Borsellino passando per piazza Fontana, l'Italicus, piazza della Loggia, la P2, Gladio. Un lavoro di ricostruzione durato anni che collega piste disseminate in decine e decine di procedimenti giudiziari basandosi su un materiale enorme, fatto anche di testimonianze inedite e decisive come quella di un ex appartenente a Gladio. La Limiti racconta la nascita della cosiddetta Rete atlantica e come sia stato possibile che uomini della Nato operativi nelle basi italiane e funzionari Cia abbiano stretto legami forti con appartenenti a gruppi neofascisti, da Ordine nuovo ad Avanguardia nazionale. Molti di questi diventeranno pedine dello stragismo.