Palermo, 24 mag.- (Adnkronos) - Nell'indagine sulla trattativa tra Stato e mafia "ci sono state e continuano a esserci tante reticenze politico-istituzionali". E' l'accusa del pm Antonino Di Matteo che prosegue la sua requisitoria nel processo al generale Mario Mori e al colonnello Mauro Obinu per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. In particolare, il magistrato, in aula con il Procuratore capo Francesco Messineo, fa i nomi di Liliana Ferraro, direttore generale del Ministero della Giustizia, Giovanni Falcone e dell'ex ministro Claudio Martelli. Di Liliana Ferraro, che solo pochi anni fa rivelo' di un incontro avvenuto in aeroporto a Roma con Paolo Borsellino il 28 giugno 1992, cioe' pochi giorni prima della strage di via D'Amelio. In quell'occasione la Ferraro racconto' a Borsellino di una richiesta che le era arrivata dal colonnello, allora capitano, Giuseppe De Donno che chiedeva un "sostegno fattuale" per il Ros per gli incontri con Vito Ciancimino con lo scopo di interrompere il periodo delle stragi. "Mi dispiace dirlo - spiega Di Matteo - ma anche la dottoressa Ferraro cerco' poi, in aula, di aggiustare il tiro". Secondo il racconto della Ferraro nell'incontro all'aeroporto, Paolo Borsellino le avrebbe risposto: "Va bene, adesso ci penso io". Tra la strage di Capaci e via D'Amelio, il Ros agiva senza riferire ne' al Comando generale dell'Arma ne' alla Procura di Palermo ne' alla Procura di Caltanissetta. Ma va al Mnistero della Giustizia per chiedere una condivisione politica". Poi cita anche la dichiarazione di Caudio Martelli, ex ministro della Giustizia. E ribadisce che ci sono state "tante reticenze politico-istituzionali". Quindi, il pm Di Matteo ricorda che Martelli disse ai magistrati che fosse "inopportuna e irrituale" la richiesta del Ros. "Sia Ferraro che Martelli hanno reso dichiarazioni dolo dopo 18 anni".