Milano, 9 apr. ( Adnkronos/Ign) - "Io adoro mia figlia, merito il suo odio perché ho ucciso sua madre. Guai a chi sfiora mia figlia, prego di ottenere un giorno il suo perdono". Così Carlo Cosco, ex compagno di Lea Garofalo, si assume per la prima volta la responsabilità del delitto della testimone di giustizia che venne uccisa il 24 novembre 2009 e chiede scusa a sua figlia Denise, coraggiosa testimone del processo di primo grado in cui l'uomo e stato condannato, insieme ad altri cinque imputati, all'ergastolo. L'ex compagno di Lea ha reso dichiarazioni spontanee, durante la prima udienza del processo d'appello in corso a Milano, nelle quali si è chiesto "da chi e perché la figlia Denise debba essere protetta". Una misura che ritiene "incomprensibile" perché, dice, "io adoro mia figlia, darei la vita per mia figlia, guai a chi la sfiora". Nel suo intervento spiega che "una serie di circostanze", gli hanno impedito di confessare prima e che è pronto a parlare, dopo aver ascoltato il collaboratore di giustizia Carmine Venturino, ex compagno della figlia Denise e condannato anche lui all'ergastolo per l'omicidio della Garofalo. Nella prima udienza del procedimento d'appello il pg di Milano, Marcello Tatangelo chiede di riaprire il processo su Lea Garofalo alla luce delle dichiarazioni del pentito, Carmine Venturino. L'accusa chiede il "rinnovo dibattimentale" per quanto riguarda l'esame di Venturino, sottoposto a un programma di sorveglianza, l'audizione di Denise per sommarie informazioni sul riconoscimento di alcuni monili probabilmente appartenuti alla madre uccisa e l'audizione di alcuni testimoni. Richieste a cui si sono opposte alcune delle difese degli imputati. In primo grado la Corte d'Assise aveva inflitto sei ergastoli, tra cui all'ex compagno della vittima Carlo Cosco, che oggi ha reso dichiarazioni spontanee. Ergastolo anche per Giuseppe e Vito Cosco, Rosario Curcio, Massimo Sabatino e Carmine Venturino, ex compagno di Denise, e pentito al termine del processo per il sequestro e l'omicidio della testimone di giustizia che venne uccisa il 24 novembre 2009. Nelle sue lettere al pm, Venturino, che ha chiesto di essere ascoltato in aula, scrive che Lea "fu uccisa materialmente da Carlo e Vito Cosco, fu strangolata, dopo che Carlo si incontrò con lei all'Arco della Pace e con una scusa la portò in un appartamento". La mattina dopo "hanno portato il cadavere nel terreno di San Fruttuoso, a Monza. Qui è iniziata la distruzione del cadavere, che non è stato sciolto nell'acido, ma carbonizzato fino a dissolverlo completamente". Parole che cambiano la ricostruzione del delitto e rimettono i discussione i ruoli delle persone appartenenti al clan coinvolte nell'omicidio. I giudici decideranno nella prossima udienza, in calendario tra due giorni, se acconsentire alle richieste avanzate dalle parti. Sempre giovedì, potrebbe essere ascoltato in aula il pentito Venturino, pronto a "raccontare la verità".