(Adnkronos) - Di Bartali era gia' noto l'impegno come staffetta clandestina ma a mancare, per lungo tempo, e' stata la dichiarazione diretta di un sopravvissuto o di un suo discendente. Nel 2005 il ciclista fu insignito della medaglia d'oro al valore civile dal presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi 'per aver salvato la vita a circa 800 ebrei'. Stante questo riconoscimento, restavano pero' degli interrogativi irrisolti. Chi erano questi ebrei? Quali i loro nomi, i loro volti, le loro storie? Materiale di cui lo Yad Vashem, per dar seguito alla pratica, aveva assoluto bisogno. "I motivi di questa lacuna -spiega ancora l'Osservatore Romano- sono noti: oltre alla ritrosia di Ginettaccio, corredata da un'aneddotica leggendaria, la mancanza di un contatto diretto tra il ciclista e i tanti, uomini, donne e bambini, che beneficiarono del suo altruismo. Il corridore agiva infatti a stretto raccordo con una serie limitata di interlocutori: uomini della Delegazione per l'assistenza degli emigranti ebrei, esponenti del clero toscano, falsari che gli procuravano nuove identita' per ebrei e perseguitati politici in fuga dall'Italia". "L'amore, per Bartali, e' stata la vita e la dignita' dell'uomo prima di ogni altra cosa -rimarca il quotidiano della Santa Sede- E' quanto emerge con le numerose testimonianze raccolte in seguito a quell'appello". Giulia Donati, la prima testimone raggiunta grazie a 'Pagine Ebraiche, e' invece protagonista di una vicenda di tutt'altro taglio. La sua e' la storia di un clamoroso equivoco. Nascosta a Lido di Camaiore dalle sorelle Pacini, non ricevette la carta di identita' recapitatagli al portone di casa perche' Bartali non fu riconosciuto. Un episodio che avrebbe potuto gettarla nello sconforto e che le fu rivelato soltanto a Liberazione avvenuta. "Oggi, dopo tanti anni -conclude l'Osservatore- il bisogno di raccontare e condividere il passato. Il passato di un uomo giusto che vive ancora tra noi".