Roma, 23 set. (Adnkronos) - "I sequestri dei beni ai prestanome di Matteo Messina Denaro sono sicuramente una cosa positiva. Onde evitare pero' che tanto lavoro da parte della magistratura e delle forze dell'ordine sia vanificato all'interno di una burocrazia ormai senza senso, bisogna che i beni confiscati alla 'primula rossa di cosa nostra', colui che ha massacrato i nostri figli mentre faceva saltare la Torre de' Pulci a Firenze e offendeva il mondo intero con danni alla Galleria degli Uffizi, si possano tramutare in denaro sonante vendendoli per ridare dignita' alle casse dello Stato e le sue vittime possano cosi' essere risarcite senza lungaggini brodose che offendono". Cosi' in una nota Giovanna Maggiani Chelli, presidente dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili, commenta l'operazione della Dia di Palermo. "Matteo Messina Denaro altrimenti se ne fa un baffo dei suoi beni sequestrati - sottolinea - se dopo il sequestro, attraverso utopie ammaliatrici, trova uno Stato che glieli conserva e glieli custodisce con il rischio piu' che reale che possano tornare in suo possesso". "La mafia in Italia e' tutt'altro che debellata, altrimenti Matteo Messina Denaro sarebbe in carcere visto che e' reo della strage del 27 maggio 1993 - denuncia infine Maggiani Chelli - quindi utilizzare i suoi beni non vendendoli perche' se li potrebbe ricomprare non e' il rischio piu' grave , il rischio piu' grande e' invece che se li faccia conservare in buono stato, in attesa di mandare altri santi in Parlamento".