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Maltempo: Realacci, vicini alla Sardegna e alla popolazione

domenica 24 novembre 2013

2' di lettura

Roma, 19 nov. - (Adnkronos) - "Vicini alla Sardegna, alla popolazione così duramente colpita dal maltempo e alle famiglie delle vittime". Così Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, commenta l'ondata di maltempo che ha tragicamente colpito la Sardegna e sottolinea che è "fortemente necessario lo stato di emergenza, ma al Paese serve anche un decisivo cambio di rotta sulla via della prevenzione. Il ripetersi di eventi climatici estremi con sempre maggiore frequenza e dramma di queste ore, che ha visto cadere oltre 400 millimetri di acqua in poche ore, confermano proprio nei giorni in cui è in corso la Conferenza Onu sul Clima di Varsavia non solo la necessità di contrastare i mutamenti climatici, ma l'assoluta priorità della messa in sicurezza del nostro territorio nazionale". Inaccettabile, per Realacci, "che per il prossimo anno la Legge di Stabilità preveda un finanziamento di soli 30 milioni di euro per la difesa del suolo. Ben altro quanto richiesto dalla Commissione Ambiente e Territorio della Camera, con una risoluzione approvata all'unanimità di cui sono primo firmatario e che impegna il governo il Governo a stanziare subito 500 milioni annui per la difesa del suolo, e a rivedere il Patto di Stabilità interno per consentire agli Enti Locali che hanno risorse di investirle in interventi di prevenzione e manutenzione del territorio e di contrasto al dissesto idrogeologico. Serve inoltre un sistema di Protezione Civile e allerta meteo che protegga in modo più efficace i nostri cittadini". "In un Paese come l'Italia -conclude Realacci - dove negli ultimi cinquanta anni frane, terremoti e alluvioni hanno provocato, secondo dati di Protezione Civile e Cnr, migliaia di vittime e danni per un costo stimato da Cresme e Ance, per il periodo 1944/2012, in oltre 240 miliardi di euro, e in cui come ricorda Legambiente nell'82% dei comuni sono presenti zone a elevata esposizione al rischio idrogeologico, serve passare dalle parole ai fatti e mettere finalmente in atto serie politiche di difesa del suolo. Un piano nazionale di prevenzione del rischio idrogeologico e messa in sicurezza del territorio è la vera 'grande opera' che serve al Paese per tutelare il nostro fragile suolo, garantire maggiore sicurezza ai cittadini, non piangere altre vittime innocenti e attivare migliaia di cantieri, con ricadute importanti anche sull'occupazionale".

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