Città del Vaticano, 24 nov. (Adnkronos/Ign) - "Le Letture bibliche che sono state proclamate hanno come filo conduttore la centralità di Cristo. Cristo centro della creazione, Cristo centro del popolo, Cristo centro della storia". Con queste parole Papa Francesco ha chiuso oggi l'Anno della fede, aperto l'11 ottobre 2012 da Benedetto XVI "al quale va ora il nostro pensiero pieno di affetto e riconoscenza per questo dono che ci ha dato". Ricorda infatti Bergoglio: "Con tale provvidenziale iniziativa, egli ci ha offerto l'opportunità di riscoprire la bellezza di quel cammino di fede che ha avuto inizio nel giorno del nostro Battesimo, che ci ha resi figli di Dio e fratelli nella Chiesa. Un cammino -ha ribadito il Santo Padre- che ha come meta finale l'incontro pieno con Dio, e durante il quale lo Spirito Santo ci purifica, ci eleva, ci santifica, per farci entrare nella felicità a cui anela il nostro cuore" "Gesù è il centro della creazione -ha rimarcato Papa Francesco- e pertanto l'atteggiamento richiesto al credente, se vuole essere tale, è quello di riconoscere e di accogliere nella vita questa centralità di Gesù Cristo, nei pensieri, nelle parole e nelle opere. Quando si perde questo centro, perché lo si sostituisce con qualcosa d'altro, ne derivano soltanto dei danni, per l'ambiente attorno a noi e per l'uomo stesso". "Cristo è il centro della storia dell'umanità e di ogni uomo -ha proseguito Bergoglio - a Lui possiamo riferire le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di cui è intessuta la nostra vita. Quando Gesù è al centro, anche i momenti più bui della nostra esistenza si illuminano, e ci dà speranza, come avviene per il buon ladrone nel Vangelo di oggi". "Gesù pronuncia solo la parola del perdono, non quella della condanna; e quando l'uomo trova il coraggio di chiedere questo perdono, il Signore non lascia mai cadere una simile richiesta". "Oggi tutti noi possiamo pensare alla nostra storia, al nostro cammino. - ha detto Papa Francesco - Ognuno di noi ha la sua storia; ognuno di noi, anche, ha i suoi sbagli, i suoi peccati, i suoi momenti felici e i suoi momenti bui. Ci farà bene in questa giornata pensare alla nostra storia e ripetere con il cuore, in silenzio: Ricordati di me, Signore. Gesù ricordati di me, perché io voglio diventare buono ma non ho forza, sono peccatore. Ma ricordati di me, Gesù. Tu puoi ricordarti di me perché sei il centro di tutto. Che bello, facciamolo oggi tutti, ognuno nel suo cuore" Commentando la pericope evangelica del buon ladrone, dal Vangelo secondo Luca, il Pontefice ha quindi spiegato che "la promessa di Gesù al buon ladrone ci dà una grande speranza: ci dice che la grazia di Dio è sempre più abbondante della preghiera che l'ha domandata. Il Signore dona sempre di più di quanto gli si domanda: gli chiedi di ricordarsi di te, e ti porta nel suo Regno. E' proprio il centro dei nostri desideri di gioia e di salvezza". "Chiediamo al Signore di ricordarsi di noi -ha concluso Papa Bergoglio- certi che, per la sua misericordia, potremo condividere la sua gloria in Paradiso". Il Pontefice ha rivolto infine "un cordiale saluto ai Patriarchi e agli Arcivescovi Maggiori delle Chiese Orientali Cattoliche, qui presenti" ed ha invocato "il dono della pace e della concordia" per i cristiani d'Oriente, in particolari quelli di Siria e Terra Santa, "che hanno confessato il nome di Cristo con una esemplare fedeltà, spesso pagata a caro prezzo". Prima dell'inizio della celebrazione eucaristica Papa Francesco ha incensato l'altare sul sagrato della basilica e il reliquiario di bronzo contenente alcuni frammenti di ossa attribuite all'apostolo Pietro, esposte stamane pubblicamente per la prima volta. Il Papa si è fermato in raccoglimento per alcuni istanti dinanzi alle reliquie e si e' quindi inchinato. Prima di iniziare la celebrazione, Francesco ha incensato l'altare sul sagrato della basilica e il reliquiario di bronzo contenente alcuni frammenti di ossa attribuite all'apostolo Pietro, esposte stamane pubblicamente per la prima volta. Il Pontefice ha imbracciato per alcuni momenti la cassetta di bronzo chiusa, in atteggiamento di raccoglimento e di preghiera.