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Studio Usa sull'empatia: quando un cane soffre commuove più di un uomo

domenica 11 agosto 2013

2' di lettura

Milano, 10 ago. (Adnkronos Salute) - Commuove di più la sofferenza di un uomo o quella di un cane? In generale le persone provano maggiore empatia per i cuccioli maltrattati e i cani adulti di quella che sentono per gli altri esseri umani, fatta eccezione per i bambini. E' quanto risulta da una ricerca presentata al 108esimo meeting annuale dell'American Sociological Association, in corso a New York. "Non siamo necessariamente più disturbati dalla sofferenza di un animale rispetto a quella di un altro uomo", tiene a premettere Jack Levin, docente di sociologia e criminologia alla Northeastern University. "I nostri risultati fotografano una situazione molto più complessa, in cui la componente più importante è l'età della vittima di una violenza". "Il fatto che un essere umano adulto che subisce un crimine susciti meno empatia di un bambino, un cucciolo o un cane adulto che lo subiscano a loro volta - spiega l'esperto - significa che un cane adulto viene visto come un creatura dipendente e vulnerabile, non diversamente da un cucciolo o da bambino". Lo studio, condotto da Levin insiema al collega Arnold Arluke, docente di sociologia alla Northeastern University, ha coinvolto 240 studenti dell'ateneo, uomini e donne, in maggioranza bianchi e di età compresa tra 18 e 25 anni. I partecipanti hanno ricevuto un articolo a caso tra quattro che avevano come protagonisti un bimbo di un anno, un adulto trentenne, un cucciolo e un cane di 6 anni. Le storie erano identiche, tranne che per la 'natura' della vittima. E' emerso appunto che solo la sofferenza di un bambino muove a compassione più di quella di un cane. Ammesso però che non si tratti di un cucciolo, perché in tal caso anche il bimbo più tenero rischia il primato. "Siamo rimasti sorpresi - commenta Levin - dall"interazione' dei fattori età e specie", relativi alle vittime. In particolare, "l'età' sembra l'elemento determinante come 'molla' dell'empatia. Inoltre, sembra che un essere umano adulto sia ritenuto per definizione capace di difendersi da sé, mentre un cane adulto viene considerato fragile come un cucciolo di qualcunque specie". Non sono infatti emerse differenze tra l'empatia nei confronti un cagnolino e quella provata verso un bimbo. Quanto alla composizione del gruppo analizzato, gli autori spiegano che in studi come questo si tende a utilizzare un campione omogeneo. Tuttavia, assicurano, non c'è ragione di pensare che i risultati varierebbero se si considerassero gruppi più eterogenei o di altre nazionalità. E poco cambierebbe, concludono gli scienziati, se si ripetesse l'esperimento sostituendo ai cani dei gatti. "Cani e gatti sono animali di famiglia, ai quali la maggior parte di noi attribuisce caratteristiche umane". Spesso più umane di quelle dell'uomo.

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