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Attentato scuola Morvillo-Falcone, chiesto l'ergastolo per Vantaggiato

Unico imputato, Giovanni Vantaggiato, 69 anni
domenica 19 maggio 2013

3' di lettura

Brindisi, 17 mag. (Adnkronos) - Il procuratore capo della Dda di Lecce, Cataldo Motta, ha chiesto l'ergastolo per Giovanni Vantaggiato, unico imputato per l'attentato davanti alla scuola Morvillo Falcone dove, il 19 maggio dello scorso anno, è morta Melissa Bassi. Motta ha chiesto alla Corte di riconoscere la responsabilità di Vantaggiato per tutti i reati contestati, l'isolamento diurno per tre anni e la confisca di tutti i beni già sequestrati. Oggi in aula le requisitorie del pm della Procura distrettuale antimafia di Lecce Guglielmo Cataldi e del procuratore capo Cataldo Motta. Presente in aula l'imputato, 69 anni, titolare di un deposito di carburanti di Copertino (Lecce), e accusato di strage aggravata da finalità terroristica, costruzione, detenzione ed esplosione di ordigno micidiale. "L'ordigno era idoneo a provocare una strage", ha detto il pm. Il magistrato si è soffermato sull'enorme potenza dell'ordigno (due bombole da 15 e una da 10 chilogrammi riempite di nitrato di sodio, carbone e zolfo posizionate in un cassonetto della raccolta differenziata). La città sembrava "devastata, come Beirut, alcuni rottami furono trovati su strade vicine. Questo implica con sicurezza la volontà dell'imputato di cagionare la morte di un numero indeterminato di persone". Davanti alla scuola 'Morvillo-Falcone', prosegue l'accusa, "un affollamento umano c'era sempre. Vantaggiato sapeva benissimo che c'era un flusso di persone incontrollabile. Questa è la prova provata che voleva uccidere". Cataldi ha sottolineato che l'uomo fece ben cinque prove prima dell'attentato del 19 maggio perché nella sua campagna di Copertino "sono state trovate cinque calotte", ha detto. Il pm ha poi riferito la domanda che venne fatta a Vantaggiato subito dopo il suo fermo il 6 giugno del 2012 sul motivo per il quale non avesse fatto esplodere la bomba di notte, ad esempio quando trasportò le bombole. Lui rispose agli inquirenti, ha detto il pm, con una domanda: "A cosa sarebbe servito?". Per il pm, non c'è "nessuna giustificazione" per un gesto così grave. "I problemi economici del signor Vantaggiato sono inesistenti", ha detto Cataldi poiché "era in buone condizioni economiche, non era un povero disgraziato". Il pm ha sottolineato che Vantaggiato ha potuto vedere le persone che attraversavano la strada quando il semaforo è diventato verde e la scena del delitto nel momento in cui spingeva il bottone del telecomando sia la prima che la seconda volta. Anzi secondo il pm, Vantaggiato ha completato l'operazione "in modo agghiacciante. E' rimasto lì a vedere lo spettacolo per assicurarsi che fosse esploso l'ordigno e che non bisognasse pigiare il telecomando per la terza volta". Cataldi ha spiegato di essersi convinto che Vantaggiato ha caricato da solo le bombole, pur pesanti, nel cassonetto e poi in auto "grazie a un sistema di leve". Infine ha ricordato il clima che si viveva a Brindisi e in Italia in quei giorni. "La città era sgomenta, erano arrivate delle disdette agli alberghi, gli studenti non sapevano cosa fare", ha detto. Al termine della requisitoria di Cataldi, l'udienza è ripresa con la requisitoria del procuratore capo della Dda di Lecce Cataldo Motta. "Giovanni Vantaggiato aveva predisposto un altro attentato", ha detto Motta. Infatti, subito dopo il suo fermo, nella sua campagna di Copertino, in provincia di Lecce, furono trovati "due ordigni esplosivi". Il programma di Vantaggiato "prevedeva l'utilizzazione di quegli ordigni". Secondo il procuratore capo della Dda di Lecce, l'attentato fu "un atto terroristico", poiché secondo quanto previsto dal codice penale e confermato dalla Corte di Cassazione, ottenne l'effetto di "intimidire gravemente la popolazione e il Paese" ed era teso "a costringere le autorità a compiere o astenersi dal compiere determinati atti", cioè a intervenire per cambiare leggi e provvedimenti. Presenti tra il pubblico in aula cinque delle studentesse ferite con indosso magliette bianche con la foto di Melissa e il loro rispettivo nome stampato sul retro. "Lo sapeva il destino che noi siamo più forti di lui, non dimentichiamo: giustizia", questa la frase riportata sulla maglietta. In aula anche i genitori di Melissa, Massimo e Rita Bassi.

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