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Ue: il filosofo Morin, c'e' necessita' di nuovo umanesimo europeo

domenica 19 maggio 2013

2' di lettura

Firenze, 17 mag. - (Adnkronos) - Europei sfiduciati e pessimisti: il 40% teme di non riuscire a vivere in condizioni dignitose, neanche uno su tre ha fiducia nei governi nazionali. E in Italia il 53% percepisce l'appartenenza all'Unione europea addirittura come uno svantaggio, piuttosto che un'opportunita'. Sono dati 2013 dell'indagine Ipsos-Publicis "Gli europei e la fine della crisi". "Basterebbero questi pochi numeri per riconoscere che c'e' un'Europa ormai troppo distante dai cittadini, immersa nella crisi economica e sociale e a forte rischio di disgregazione". Un allarme, questo, lanciato anche dai partner di Terra Futura, la mostra convegno internazionale delle buone pratiche di sostenibilita' ambientale, economica e sociale, inaugurata oggi e in programma fino a domenica 19 maggio alla Fortezza da Basso di Firenze (www.terrafutura.it). Ma cedere al pessimismo puo' diventare pericoloso. A un "pensiero e a una politica di salvezza" per l'Europa ha invitato il filosofo e sociologo francese Edgar Morin, padre dell'epistemologia della complessita' e fondatore dell'Associazione internazionale per il pensiero complesso, che e' intervenuto all'evento. Autore con Mauro Ceruti del saggio "La nostra Europa" - vero e proprio manifesto per "una rinascita della cultura e della politica europee nel tempo della globalizzazione" -, Morin afferma la necessita' di un nuovo Umanesimo europeo: "Dobbiamo abbandonare il volto dell'umanesimo dominatore, impegnato a far diventare l'uomo solo padrone e possessore della natura, per riconnetterci, invece, al volto dell'umanesimo europeo che ha esaltato il valore e la dignita' di ogni essere umano, chiunque egli sia, da ovunque egli giunga". "Il nostro compito - aggiunge Morin - e' quello di perseguire una mondializzazione di questo umanesimo: quello dei diritti umani, dei diritti delle donne, della liberta'-eguaglianza-fraternita', della democrazia, della solidarieta"'. L'Europa resta dunque necessaria ma, arrivati a questo punto, si trova obbligata a due conversioni: da un lato il superamento della dimensione nazionale, dall'altro, pero', il riconoscimento della propria condizione di "provincia del mondo". (segue)

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