(Adnkronos) - Il numero e' risultato intestato ad un'altra donna, moldava tale C.K., di fatto esistente e residente ad Anzio. Gli accertamenti immediatamente successivi hanno permesso di accertare che la D.J. era la stesa persona che si identificava in C.K. Dalla perquisizione dell'alloggio della donna, oltre ad emergere una relazione sentimentale della stessa con tale P.S., suo convivente, e' stato rinvenuto un cospicuo numero di manoscritti attestanti altrettanti giri di affari nel traffico di moto rubate di grossa cilindrata. Il puzzle a quel punto si e' composto e l'attivita' successiva, effettuata non solo con mezzi tecnici ma soprattutto con attenti servizi di osservazione e di pedinamento costanti, ha permesso di individuare in dettaglio le modalita' di azione dei rei, tutti cittadini moldavi che, collegati con altri paesi dell'est europeo, provvedevano all'esportazione di motoveicoli di pregio rubati e destinati al mercato parallelo. Il "modus operandi" era semplice ed efficace. Consisteva nel girovagare nei quartieri della citta' a bordo di utilitarie non troppo appariscenti per riuscire ad individuare ignari centauri a bordo di moto di alta gamma, soprannominate dai consociati "cavalli". Una volta individuata la "preda" veniva seguita sino a quando parcheggiava il mezzo presso l'abitazione dove poi , durante le ore notturne, le moto venivano sollevate di peso, caricate su furgoni rubati e depositate in uno dei diversi box affittati per questo scopo. (segue)