Roma, 19 apr. (Adnkronos) - Salvatore Ferraro, condannato per l'omicidio della studentessa Marta Russo avvenuto il 9 maggio 1997 nel cortile della Sapienza di Roma, non e' in "disagiate condizioni economiche", inoltre "puo' sempre fare l'avvocato". Ecco perche' la Prima sezione penale della Cassazione ha detto che l'ex assistente universitario deve saldare il debito che ancora ha con la giustizia (oltre 300 mila euro). In particolare, la Suprema Corte, bocciando il ricorso di Ferraro, ha fatto notare che legittimamente il Tribunale di Sorveglianza della capitale (aprile 2012) ha messo in evidenza che per lui "non si verra' a creare un pregiudizio irreversibile, arbitrario e non tollerabile per le sue condizioni economiche future, tenuto conto che le spese di giustizia sono pur sempre gli effetti derivanti dal proprio operato deviante sicche' la compressione del proprio tenore di vita, nei termini ragionevoli qui rappresentati, sono proporzionati e giustificati dalla condotta anteatta, quale espressione della funzione retributiva della pena". La Cassazione, inoltre, fa notare che la visura della Gdf ha messo in evidenza che Ferraro e' "intestatario di beni immobili" ed evidenzia "le potenzialita' economiche derivanti dal fatto che potrebbe svolgere l'attivita' di avvocato". Da qui il rigetto del ricorso di Ferarro, condannato anche al pagamento di altre spese processuali. Ferraro e Giovanni Scattone sono stati condannati in via definitiva nel 2003 dalla Cassazione. Nel 2011 sono stati condannati a risarcire i familiari di Marta Russo con 1 milione di euro.