(Adnkronos) - E infatti sono stati loro i tre principali imputati del processo, le prime due con l'accusa di concorso in omicidio volontario, sequestro di persona e soppressione di cadavere e Misseri con l'accusa di essersi disfatto del corpo di Sarah con l'aiuto del fratello Carmine e del nipote Cosimo Cosma, entrambi condannati a sei anni. Una ricostruzione a cui pero' si e' arrivati solo in un secondo momento. All'inizio delle indagini, infatti, nel drammatico interrogatorio del 6 ottobre 2010, il contadino di Avetrana si autoaccuso' di essere l'unico responsabile del delitto, aiutando gli investigatori a ritrovare il cadavere. Poi, il 15 ottobre successivo, Misseri chiamo' in correita' la figlia e, infine, sia il 5 novembre nel corso di un interrogatorio in carcere sia il 19 novembre in occasione dell'incidente probatorio, riverso' tutte le colpe su Sabrina, prendendosi solo quella di aver seppellito il corpo nel pozzo-cisterna di contrada 'Mosca'. Dopo qualche settimana l'uomo tornera' ad autoaccusarsi e a scagionare Sabrina con lettere e memoriali, posizione che ha poi mantenuto a partire da dicembre 2010, continuando fino all'udienza preliminare e al processo, pur tra molte contraddizioni, aggiustamenti e limature delle versioni, a sostenere la stessa tesi. Ma a quel punto gli investigatori gia' non gli credevano piu'. Michele Misseri invece non ha mai accusato la moglie, che pero' fini' in carcere il 26 maggio del 2011, anche perche' gli inquirenti, nel frattempo, avevano sviluppato le indagini rendendole indipendenti dalle sue dichiarazioni. Qualche giorno dopo il contadino usci' dal penitenziario, poiche' a quel punto era accusato solo di aver fatto da 'becchino'. (segue)