Taranto, 20 apr. (Adnkronos) - La scomparsa di Sarah, le ricerche, la confessione di zio Michele e il ritrovamento del cadavere, l'arresto, le indagini, la chiamata in correita' e l'arresto di Sabrina, l'accusa alla figlia e lo scarico di ogni responsabilita', la ritrattazione dell'accusa, gli arresti dei presunti complici nella soppressione, l'arresto di Cosima. E poi le decisioni del Riesame e della Cassazione, le 'bugie' di alcuni testimoni, il sogno del fioraio o presunto tale, la conclusione dell'inchiesta, l'udienza preliminare, i rinvii a giudizio, il processo di primo grado, la sentenza. Sono i capitoli della storia del delitto di Sarah Scazzi, la ragazza di 15 anni di Avetrana, in provincia di Taranto, strangolata in un caldo pomeriggio di fine agosto del 2010. Una vicenda che, soprattutto a causa dello spasmodico interesse della tv e dell'opinione pubblica, e' diventata una saga familiare dai mille colpi di scena. Oggi, a 15 mesi dall'inizio del processo, la sentenza della Corte di Assise con la condanna all'ergastolo di Sabrina Misseri e Cosima Serrano e quella a otto anni per Michele Misseri e a sei per il fratello e il nipote Carmine Misseri e Cosimo Cosma. Ma quella di Avetrana e' una storia che ovviamente non finisce qui. Tanto che gia' si annuncia battaglia legale in secondo grado, con l'avvocato Franco De Jaco, uno dei difensori di Cosima Serrano, che, a caldo dopo la lettura del dispositivo, ha commentato: "Questa sentenza verra' ribaltata totalmente". Tanti gli elementi che hanno contribuito a fare di questo caso un grande giallo. A cominciare dal fatto che sul luogo dell'omicidio, che, secondo i dati processuali, e' la casa (o il garage) di via Deledda dove abitavano i Misseri, quel pomeriggio erano presenti solo tre persone e cioe' i componenti della famiglia: Sabrina, la madre Cosima Serrano e Michele Misseri, padre e marito delle prime due. Quindi tutto e' confinato in uno spazio ristretto in senso fisico e metaforico. Per questo motivo, relativamente all'omicidio, l'innocenza di madre e figlia dovrebbe passare per la colpevolezza dell'altro, padre e marito, e viceversa. (segue)