Roma, 7 nov. (Adnkronos Salute) - Tubercolosi, ma anche malaria e meningite d'importazione. E una crescita costante delle patologie croniche. Cambiano le necessità di cura non solo degli adulti, ma anche dei bambini che vengono assistiti in ospedale. Se le malattie acute predominavano fino ad alcuni decenni fa, oggi secondo gli esperti le cose stanno cambiando. E' quanto emerge dal VI Congresso nazionale della Società italiana di pediatria ospedaliera (Sipo) in corso a Roma. "Negli anni - dichiara Francesco Paravati, presidente della Sipo - è mutata l'epidemiologia delle malattie pediatriche: quelle infettive impattano meno rispetto al passato sulle risorse per l'assistenza. Tali patologie, tra le principali cause di morte infantile nella prima metà del secolo scorso, sono in calo vertiginoso, anche grazie alle strategie preventive vaccinali e alle migliori terapie". Fanno tuttavia capolino le malattie 'da importazione': la tubercolosi, particolarmente presente nell'Est Europa, e, con 500 nuovi casi in Italia tra il 2010 e il 2012, la malaria che ogni giorno fa circa 3.000 vittime tra i bambini africani. E poi altre, come la meningite, che presenta circa 800 casi l'anno nel nostro Paese che possono essere contrastati da un'efficace strategia preventiva quale la vaccinazione. Importante nell'ottica di una valutazione costo-efficacia relativamente alle risorse che altrimenti il sistema sanitario dovrebbe impiegare in ospedalizzazioni e cure, oltre a quelle per l'assistenza. "In questi anni - prosegue Paravati - abbiamo assistito a un aumento esponenziale delle malattie legate alla cronicità e ai bisogni complessi, come ad esempio le malattie genetiche e quelle rare che interessano circa 50.000 pazienti in età pediatrica". Secondo gli esperti, anche i reparti di pediatria degli ospedali italiani dovranno essere riorganizzati, soprattutto alla luce dei bisogni di salute emergenti, per dare risposte adeguate ai pazienti con malattie complesse (malattie immunologiche, reumatologiche, oncologiche, malattie comportamentali e psichiatriche, quest'ultime soprattutto nell'adolescente) e a quelli che necessitano di assistenza semintensiva o intensiva. Una riorganizzazione "che dovrà prestare attenzione anche alla riabilitazione pediatrica e alle cure palliative che attualmente interessano circa 11.000 bambini. La pediatria ospedaliera - conclude Paravati - ha di fronte a sé nuove sfide, che non si esauriscono nel dover fare i conti con i tagli che si profilano all'orizzonte per il comparto sanitario, ma riguardano anche i nuovi bisogni di cura dei piccoli pazienti accolti negli ospedali".