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Carceri: Istat, +25,8 % detenuti negli ultimi 10 anni

domenica 23 dicembre 2012

2' di lettura

Roma, 18 dic. - (Adnkronos) - Negli ultimi dieci anni il numero dei detenuti nelle carceri italiane e' aumentato del 25,8%. Le persone in carcere sono oggi circa 66.200. E' quanto emerge dal rapporto 'I detenuti nelle carceri italiane', frutto della collaborazione tra Istat e Dipartimento Amminstrazione Penitenziaria (Dap), presentato questa mattina a Roma. Tra i detenuti il 20,5% e' in attesa di giudizio, l'11,1% sono appellanti, il 6,9% ricorrenti in Cassazione e il 2,3% presentano situazioni miste senza condanne definitive. Poco piu' della meta' (56,8%) sono condannati in maniera definitiva. Nel 2011 il tasso medio mondiale di detenzione per 100mila abitanti - si legge nel rapporto - e' di 156, quello europeo e' di 127,7, infine quello italiano si attesta a 112,6. Il nostro paese, a fronte di un tasso di detenuti piu' contenuto, ha tuttavia un elevato sovraffollamento, a causa sia dell'alto numero di carcerati in attesa di giudizio, che rappresentano il 43,1% nel 2010 contro una media europea del 27,1%, sia per lo scarso ricorso alle misure alternative. L'ultimo provvedimento per il contenimento del fenomeno risale proprio al 2010 (cosiddetto svuota-carceri), che da' la possibilita' di concedere la detenzione presso il domicilio in caso di pena residua fino a 12 mesi, ampliata a 18 nel 2011. Un provvedimento che, dalla sua entrata in vigore il 31 dicembre 2011, ha riguardato 1.155 persone. Quanto alla tipologia dei reati, quelli per droga sono i piu' diffusi (27.459). "Il carcere gravita per il 50% intorno ai reati connessi agli stupefacenti, diventando cosi' uno strumento di cura, che cura non e', per problemi sociali che meriterebbero altre soluzioni", ha dichiarato il presidente del Dap Giovanni Tamburino. "Per questo settore - ha aggiunto - i lavori di pubblica utilita' non funzionano, perche' chi viene arrestato vi rinuncia scegliendo i 18 mesi di condanna con la sospensiva". Tamburino ha dunque sottolineato come nel nostro paese il sistema penale sia "troppo strutturato sulla detenzione. Non basta intercettare i crimini, bisogna anche analizzare i contesti in cui vengono commessi. Il carcere deve essere quindi un luogo non solo di reclusione, ma anche e soprattutto di rieducazione, come prescrive la nostra Costituzione", ha concluso.

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