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Libri: Gratteri racconta 'Male lingue', vecchi e nuovi codici delle mafie (3)

domenica 11 maggio 2014

2' di lettura

(Adnkronos) - I mafiosi siciliani sono quelli che meno appaiono influenzati dal modello napoletano. I siciliani, infatti, oltre a evitare la coscrizione obbligatoria imposta dai Borboni, mai ne hanno accettato la supremazia politico-militare. Va ricordato, comunque, che anche nel caso della mafia, così come in quello di tutte le organizzazioni che l'hanno preceduta, tra cui la 'Fratellanza' di Girgenti o gli 'Stuppagghieri' di Monreale, esistevano sistemi di riconoscimento tra affiliati e riti di iniziazione, quali il bendaggio del novizio, la distruzione di un'immagine sacra e la punzecchiatura del labbro o del dito e così via. Il lessico utilizzato è, in gran parte, preso e ripreso da quel 'nucleo comune gergale' che secoli di lingue speciali e parallele hanno contribuito a formare. Con analoghe modalità, anche i contenuti si sono sostanziati nel tempo e, a causa dei frequenti contatti, hanno via via assunto un significato perverso e antitetico rispetto a quelli ufficiali. Ha preso corpo anche un altro nucleo comune, quello dei riti e delle regole, a cui hanno attinto le associazioni per tracciare, ognuna con proprie prerogative e caratteristiche, il percorso criminale. "A rafforzarle e a mantenerle in vita -rimarcano gli autori di 'Male lingue'- ha contribuito un vasto consenso sociale, garantito non soltanto nei territori d'origine, ma anche in quelli di nuovo insediamento. I mafiosi che dai riti hanno ottenuto legittimazione culturale, nel tempo, sono riusciti a stringere patti inconfessabili con politici e pubblici amministratori per il controllo del territorio e dei flussi finanziari dell'economia assistita. Contrariamente ai ladri descritti da Dickens e ai miserabili raccontati da Hugo, i picciotti italiani sono stati vezzeggiati, legittimati e riconosciuti dal potere. Ieri come oggi".

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