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Roma: Federculture lancia allarme, cala spesa per cultura nella Capitale

domenica 15 dicembre 2013

2' di lettura

Roma, 12 dic. (Adnkronos) - La cultura a Roma nel 2013 perde terreno. Dopo un lungo periodo di crescita, in molte realtà capitoline si registra una forte battuta d'arresto. Nei primi sei mesi di quest'anno, nel teatro la spesa al botteghino segna un calo del 23% rispetto allo stesso periodo del 2012, mentre il volume d'affari subisce un calo del 18,8%. Non solo: le mostre attestano una perdita secca d'ingressi del 30,7% e nella spesa del pubblico del 27%. La crisi investe anche alcune importanti strutture culturali della Capitale: il Macro, nei primi otto mesi del 2013, perde il 56% dei visitatori, i musei Capitolini il 13% e il Palazzo delle Esposizioni il 24%, anche se l'azienda, nel suo complesso, incrementa i visitatori, tanto che alle Scuderie del Quirinale si registra un boom del 76%. E' l'allarme che emerge dalla ricerca 'Cultura, impresa e territorio. La cultura nell'economia romana per il sistema delle imprese e per i cittadini', realizzata da Federculture con la Camera di Commercio di Roma e presentata oggi nella Capitale. Nel dettaglio, lo studio esamina la ricchezza del tessuto culturale romano, mettendo però in luce le criticità, a partire dalla crisi diffusa di partecipazione dei cittadini alla vita culturale romana. Va un po' meglio al cinema che vede un calo della spesa al botteghino 'solo' del 3%. Quanto, invece, all'affluenza dei turisti in città, Roma rimane ancora una grande meta internazionale con quasi 12 milioni di arrivi e 30 milioni di presenze nel 2012. Ma la ricerca rileva una riduzione della durata media del soggiorno: a risentirne di più è il settore extra-alberghiero dove il calo, negli ultimi 5 anni, è del 26,7%. Per Roberto Grossi, presidente e segretario generale di Federculture, "c'è una difficoltà di programmazione pubblica: Roma ha vissuto, in questi anni, su una progettazione costruita negli anni '90 e 2000 sulla base di forti attrattori culturali. Si è rinnovata tantissimo creando luoghi di produzione culturale, come l'Auditorium e il Macro o il Palazzo delle Esposizioni. Ora -rimarca Grossi- il problema è che Roma non ha ancora scelto che cosa vuole diventare nei prossimi 15-20 anni. Siamo in una fase di passaggio. I dati -osserva- dimostrano che il modello vecchio non può più essere riproposto tale e quale e che bisogna puntare sulle eccellenze, dando un orizzonte di programmazione adeguato, altrimenti i privati andranno via".

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