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Riesumati i resti di Pablo Neruda, la bara avvolta nella bandiera cilena

Cile
domenica 14 aprile 2013

2' di lettura

Santiago del Cile, 8 apr. (Adnkronos/Dpa/Ign) - I resti del poeta cileno Pablo Neruda sono stati riesumati oggi a Isla Negra, centro balneare a 120 chilometri da Santiago del Cile. L'esumazione è stata fatta per effettuare accertamenti ed analisi che consentano di stabilire con esattezza le cause del decesso dello scrittore premio Nobel per la Letteratura nel 1971, morto a 69 anni, nel 1973, 12 giorni dopo il golpe del generale Augusto Pinochet. Ufficialmente Neruda morì di tumore, ma secondo il suo assistente Manuel Araya ad ucciderlo fu un'iniezione letale che gli venne praticata in ospedale. Neruda aveva programmato il proprio esilio in Messico, da dove contava di guidare il movimento di opposizione alla dittatura militare instaurata nel suo paese. "Una volta che il dubbio è stato messo sul tavolo, penso che sia molto importante che venga risolto", ha affermato il giudice che si occupa del caso, Mario Carroza. Le analisi sui resti di Neruda verranno condotte, per circa tre, quattro mesi, a Santiago da un team di esperti internazionali. All'esumazione hanno assistito anche Araya e i parenti del premio Nobel che, prima che la bara venisse trasportata nella capitale, hanno voluto avvolgerla con la bandiera cilena. Gli esperti incaricati delle analisi hanno spiegato che cercheranno essenzialmente elementi che testimonino la malattia cui è stata attribuita la causa ufficiale del decesso del poeta. Se saranno rintracciati nelle ossa si potrà dimostrare che il tumore era in stato avanzato, circostanza che appoggerebbe - anche se non confermerebbe - la tesi della morte per malattia. In secondo luogo si cercherà di rintracciare la presenza di eventuali tracce di veleno, a conferma della tesi di Araya. Il generale Pinochet effettuò il colpo di stato l'11 settembre, contro il governo socialista di Salvador Allende, e tre giorni dopo i soldati cileni perquisirono la casa di Neruda. Il 19 settembre Neruda venne portato in ospedale ed il 20 il Messico gli offrì asilo politico. Il premio Nobel morirà il 23 settembre: secondo la testimonianza di Araya, quello stesso giorno i medici della clinica "verso le quattro del pomeriggio, gli fecero un'iniezione nello stomaco, dicendomi che era un anti dolorifico".

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