(Adnkronos) - In questi racconti, infatti, solo pochi Cavalieri sono destinati a vedere il Graal. Ma questa non e' la fine: "anche le avventure degli altri Cavalieri ruotano attorno a questo centro". Un desiderio di verita' che non puo' trovare rappresentazione se non per le vie ineguali e fascinose del racconto. "Il Graal -spiega quindi Zambon- e' un mito letterario che sta al centro di alcuni romanzi medioevali. Si tratta del simbolo della presenza divina sulla terra, oggetto di una ricerca spirituale senza fine ma che in questi romanzi diventa anche esplorazione della vera identita' del Cavaliere e del suo ruolo nella societa"'. "Il Graal e' un luogo dell'anima -sottolinea ancora il docente di Filologia romanza all'Universita' di Trento- che nei testi del Medioevo e' sempre rappresentato da un oggetto reale che si trova in un luogo preciso. Da qui, in epoca moderna, l'idea un po' ingenua dell'esistenza di qualcosa che si identifica come Graal ed e' nascosto in qualche parte del mondo, e la sua identificazione con vari oggetti reali che si suppone siano esistiti". Questo Graal romanzesco "e' in qualche modo la sintesi di tutte quelle reliquie che esistevano in Terrasanta e a Costantinpoli, legate alla presenza del Cristo sulla terra. Non a caso, in alcuni romanzi medioevali, il Graal si ritiene legato al corpo o al sangue di Cristo". Anche il testo fondatore dell'Ordine dei Templari, il 'De Laude Novae Militiae' di S. Bernardo, sottolinea l'autore, "presenta molti punti di contatto con l'ideologia del Graal, presente nei romanzi in prosa degli inizi del tredicesimo secolo e largamente influenzati dalla teologia cistercense. Ma il Graal non e' un oggetto -ribadisce Zambon- e' una ricerca di un'Oriente del cuore e di un senso della storia". Un mito, perche' racconto fondativo di un eterno presente. A cura del Servizio Biblioteca del Grande Oriente d'Italia, il libro 'Metamorfosi del Graal' sara' presentato il prossimo 7 ottobre, presso il Teatro 'Il Vascello', a Roma, con inizio alle 19. Con l'autore ne discuteranno Franco Cardini (Istituto Italiano di Scienze Umane) e Mario Mancini (Universita' di Bologna). Le conclusioni sono affidate a Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia.