Roma, 16 apr. (Adnkronos) - Ungherese di nascita ma italiana di adozione, Ghitta Carell e' stata la ritrattista piu' ricercata soprattutto nell'Italia degli anni '30. La Fondazione Pastificio Cecere (Via degli Ausoni, Roma) le dedica un'ampia retrospettiva, da giovedi' prossimo al 17 maggio, curata da Diego Mormorio, affiancato da un comitato scientifico composto da Ottavio Celestino, Flavio Misciattelli, Stefano Palumbo e Marcello Smarrelli. Saranno esposte oltre 150 fotografie che restituiscono la testimonianza della storia di un'epoca attraverso i suoi protagonisti, dagli anni Trenta agli anni Cinquanta. La mostra e' voluta e sostenuta da Elsa Peretti, presidente delle Fondazioni Nando e Elsa Peretti, in collaborazione con la Fondazione 3M che ha fornito per l'occasione la maggior parte del patrimonio fotografico. E vuole soprattutto 'strappare' la figura e l'opera di Carell ai luoghi comuni e agli equivoci interpretativi che la appesantiscono. Carell diviene famosa in Italia, dove giunge appena 25enne nel 1924, grazie alla foto di un bambino vestito da Balilla, scelta per un manifesto di propaganda. La foto tappezza i muri di tutta la nazione e da quel momento ha inizio l'ascesa verso la grande notorieta'. La sua fama raggiunge facilmente la media borghesia, che comincia a considerare le fotografie di Ghitta Carell come una prova di affermazione sociale. La fotografa riesce a conquistare tutti quelli che contano, da Edda e Galeazzo Ciano a Benito Mussolini, da Alberto Savino a Pio XII e tutte le famiglie aristocratiche. Diceva di Mussolini: "Io l'ho conosciuto bene e l'ho osservato per giorni dietro la scrivania nella sala del Mappamondo. Era cosi' vanitoso che potevo fare per ore quello che volevo". Dopo la caduta del Fascismo e la guerra, resta in Italia e diventa amica di tutto il gotha democristiano, che posa davanti alla sua macchina fotografica. Nel '59 ottiene la cittadinanza italiana, ma qualche anno dopo si trasferisce ad Haifa in Israele, dove muore nel 1972.