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Caro Buttafuoco, le competenze sono solo a sinistra?

sabato 7 marzo 2026

3' di lettura

Ieri Repubblica titolava: «Giuli contro Buttafuoco: “Il governo non voleva la Russia alla Biennale”». E il Corriere della sera: «Russia a Venezia, Giuli contro Buttafuoco. Biennale/Il ministro reagisce alla decisione del presidente di aprire al Paese che ha attaccato l’Ucraina». Cos’è successo? Giovedì il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, su Repubblica, ha annunciato così la prossima Biennale d’Arte: «Io apro a tutti, non chiudo a nessuno. Ci saranno Russia, Iran, Israele. Ci saranno Ucraina e Bielorussia. Tutti». Pure «una rappresentanza di artisti palestinesi» in un evento. Per chi conosce le sue idee personali non è una sorpresa. Ma qua si tratta delle scelte della maggiore istituzione culturale del Paese dopo tutte le polemiche di questi anni sull’ammissione della Russia (o dei russi non-dissidenti) alle manifestazioni pubbliche (come si è visto alle Olimpiadi invernali e alle Paralimpiadi). E Buttafuoco rivendica la scelta: «è politica estera». Perciò l’intervistatore ha chiesto: «Ma a Roma lo sanno?». Risposta: «Certo che lo sanno. Sono consapevoli della libertà e dell’autonomia della Biennale».

Obietta il giornalista: «Ma lei è stato scelto da questa maggioranza». Replica: «Se non ci fosse al governo Giorgia Meloni io non sarei qui». E il ministro Giuli lo sa? «Sì e con il ministro abbiamo un confronto continuo. Mi permetto di portargli souvenir solari, per esempio dalla Mongolia. E siamo pur sempre due lettori di René Guénon». Non sembra che siano bastati i riti solari e l’esoterismo guénoniano, perché il ministero di Giuli ha risposto con una certa durezza: «La partecipazione della Federazione Russa è stata decisa in totale autonomia dalla Fondazione Biennale, nonostante l’orientamento contrario del Governo italiano. Come ribadito più volte dal ministro Giuli, l’Italia sta dedicando grande attenzione alla tutela del patrimonio artistico ucraino, colpito dai bombardamenti russi che si protraggono da oltre quattro anni». Ora la Russia torna alla Biennale con la mostra curata da Anastasiia Karneeva che, spiega il Corriere, è «figlia di un ex generale del Servizio di sicurezza federale».

A sorprendere però non è solo la presenza della Russia fra i 99 Paesi ospiti, ma pure l’assenza dell’Italia. Gian Maria Tosatti, importante artista del nostro Paese, lo ha notato con amarezza sul Sole 24 ore: «Centoundici artisti chiamati a rappresentare il mondo... Tra loro nessun italiano. Per la prima volta nella storia». Come sarà la 61a Biennale d’Arte, dal 9 maggio, lo ha spiegato Pierluigi Panza sul Corriere: «Non ci sono italiani o nomi noti». La cornice è «quella dei Black studies, Caribbean studies e Post colonial studies, transtorica, magica, afrodiscendente, critica verso la cultura occidentale». Il vecchio minestrone ideologico. Infatti Panza nota: «la postura woke della Biennale attraversa, dunque, indifferente, i temuti cambi di presidenza (Baratta, Cicutto e Buttafuoco) puntualmente ripresentandosi». È la solita Biennale dei salotti woke. Perciò i media di sinistra sono soddisfatti. Ieri, sulla Stampa, Alberto Mattioli ha scritto: «Buttafuoco è un fascista intelligente che ha capito che per far funzionare l’istituzione servono più le competenze che le appartenenze. E così ha confermato alla Mostra del Cinema il direttore Barbera che di certo non è di destra». Competenti pure per le altre nomine, «andando contro al nazionalsovranismo culturale». Si resta perplessi. Sicuramente Buttafuoco non pensa che la competenza stia solo a sinistra...

www.antoniosocci.com.

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