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Lo scandalo di Cristo sfida pure l'uomo d'oggi

In Spagna il romanzo che racconta un Gesù non devozionale diventa un fenomeno da 100mila copie. E ora arriva in Italia
di Francesco Musolino sabato 4 aprile 2026

3' di lettura

Il cristianesimo, nella narrativa e nell’immaginario occidentale degli ultimi anni, è diventato il bersaglio perfetto: svuotato e preso di mira dall’ironia, ha ridotto Gesù ad una icona innocua, un personaggio da contestualizzare e normalizzare. Il giornalista spagnolo José María Zavala, con Il Profeta, fa esattamente il contrario, firmando un fenomeno editoriale da oltre 100mila copie in patria, appena pubblicato in Italia da Piemme (traduzione di Sara Meddi, pp. 416, euro 21).

Autore da oltre un milione di copie, membro della Reale Accademia delle Arti e delle Scienze Cinematografiche di Spagna, Cavaliere dell’Ordine di Calatrava e autore di El Santo, la biografia di Padre Pio, Zavala ha un passo da storico, scegliendo di raccontare gli ultimi anni della vita di Cristo non attraverso la devozione di un discepolo, ma con gli occhi scettici di Lucio Fedro Celere, un pretoriano romano incaricato di avvicinare e controllare quel profeta che agita la Giudea e inquieta Roma.

Zavala firma un’opera di fantasia, con fatti storici liberamente interpretati dall’autore e nelle interviste in patria, ha dichiarato d’aver scelto Lucio Fedro proprio perché, idealmente, rappresenta il lettore contemporaneo che guarda Gesù con diffidenza, distanza e perfino fastidio; e ha insistito sul fatto che oggi Cristo, paradossalmente, è «un grande sconosciuto». Ecco, Il Profeta non è pensato soltanto per chi crede già, ma si rivolge soprattutto a chi crede di sapere chi sia Gesù e in realtà, ne conserva un’immagine di cartapesta e vuota di contenuti.

Il punto forte del romanzo è proprio questo attrito. Quando Gesù proclama beati i miti, beati quelli che piangono, beati gli operatori di pace, quel linguaggio appare a Lucio come un affronto al codice dell’onore, della disciplina e della guerra che ha reso grande Roma. Ne Il profeta il cristianesimo non torna in pagina come dolcezza sentimentale, ma come forza che contraddice il potere, infiammando il popolo, creando un conflitto nei cuori.

C’è poi un altro aspetto che rende il libro interessante: Zavala non cerca di rendere Gesù “accettabile” a tutti; al contrario, nelle sue interviste ha detto di aver voluto mostrare il lato più umano di Cristo e degli apostoli: uomini in carne e ossa, che respirano, sorridono, si arrabbiano, piangono e scherzano. È una linea rischiosa, perché il confine tra umanizzare e banalizzare è sempre sottile ma Zavala non eccede e la scelta lo ripaga: il profeta ci appare più vicino e per questo più scomodo.

Naturalmente non tutto ha la stessa forza. Zavala firma un romanzo popolare che ama l’enfasi, i personaggi secondari a volte sono più funzionali che memorabili, e certi snodi sentimentali sfiorano il tono del melodramma. Pilato, Erode e alcuni antagonisti sono tagliati nella pietra e hanno poche sfumature; tuttavia, sono peccati veniali, non siamo davanti a una miniatura psicologica ma fra le pagine di un riuscito affresco popolare, dichiaratamente narrativo, che punta a far presa sul lettore più che alla riverenza accademica. Soprattutto, Zavala esce in libreria a pochi giorni dalle ricorrenze pasquali e affronta un terreno scivoloso senza cadere nell’agiografia compiacente, con equilibrio e una prosa godibile.

Lo storico Zavala non offre il solito prodotto confessionale chiuso dentro un recinto, ma un romanzo di ampio respiro; in più occasioni ha detto che Il profeta si rivolge forse più ai non credenti che ai credenti, e ha raccontato di aver ricevuto molti messaggi da lettori lontani dalla Chiesa, colpiti proprio dalla figura umana di Gesù.

Il Profeta è una storia di amore, pace e speranza, una formula che, detta così, potrebbe sembrare innocua, ma fra le pagine acquista un peso diverso perché si misura continuamente con Roma, con il potere, con la violenza, con la ragion di Stato.

Il merito vero del libro, allora, è proprio questo: l’aver compreso che per raccontare ancora Gesù non basta renderlo “attuale”, bisogna restituirgli anche la forza dello scandalo. Bisogna rimetterlo davanti agli occhi di un uomo che crede solo nella forza, nella legge, nell’impero, e vedere che cosa accade nel suo cuore. Lucio Fedro è quel filtro. Siamo noi stessi con il nostro scetticismo e il relativismo spinto all’eccesso. E Zavala non consegna al lettore un Cristo imbalsamato, né un Cristo decostruito secondo moda, ma una presenza che continua a mettere in crisi il potere e le sue sicurezze. In tempi di letteratura sempre più furba e asservita alle mode, questa è una vera sfida.

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