Più di Denzel Washington e perfino di Sidney Poitier, Harry Belafonte ha rappresentato l’etnia antropologica caucasica con i lineamenti totalmente differenti dalla stragrande maggioranza degli afroamericani. Nel film del 1954 “Carmen Jones” di Otto Preminger con Dorothy Dandridge (anche lei afro), Harry apparve come una meteora di rara bellezza: tratti delicati, alto, muscoloso ma on eccessivo. Due anni prima si era fatto notare incidendo il suo primo singolo da cantante, “Matilda”.
Nonostante il presidente Dwight Eisenhower avesse emanato nel 1954 la legge che stabiliva la parità tra bianchi e neri, solo nel 1964 con Lyndon B. Johnson (ma realizzata da John F. Kennedy nel 1963) venne applicata davvero. Apparve dunque azzardata l’idea del film del 1957 “Island in the Sun” diretto da Robert Rossen dove, tra l’altro, i due fidanzati Mavis Norman (Joan Fontaine) e David Boyeur (Harry Belafonte) si lasciano perché coscienti che l’integrazione razziale è ancora lontana. La performance portò Harry al massimo della popolarità con lacrime femminili a fiumi.
Nato a New York l’1 marzo 1927 da genitori caraibici, nel 1935 si trasferisce con la madre in Giamaica, torna a N.Y. quattro anni dopo per studiare presso la Washington High School e allo scoppio del Secondo conflitto mondiale si arruola in Marina. Tornato in Giamaica da eroe, inizia l’attività musicale nell’American Negro Theatre e nel 1956 incide l’album “Belafonte Calypso” contenente “Banana Boat Song”: successo planetario. Cantanti ed autori quali Miriam Makeba, Nana Mouskouri e un certo Bob Dylan devono ad Harry le loro fortune.
Dal 1970 inizia la lunga battaglia per il riconoscimento dei diritti umani culminati nel 1985 con “Usa for Africa”, convincendo 45 celebri cantanti (tra cui Michael Jackson, Bruce Springsteen, Lionel Ritchie, Steve Wonder e Quincy Jones) a produrre la canzone “We Are the World” che incasserà 80 milioni di dollari devoluti alla popolazione dell’Etiopia, affamata per una disastrosa carestia. Vincitore nel 1989 del Kennedy Center Honors, nel 1994 del National Medal of ArtS e del Grammy Lifetime Award nel 2000, nel 2012 viene premiato alla carriera durante il Festival cinematografico di Locarno. Muore a New York a 96 anni il 25 aprile 2023.