Cento anni fa, a inizio settembre del 1926, Howard Phillips Lovecraft completava la stesura di uno dei suoi racconti più celebri, Il richiamo di Cthulhu, che poi sarebbe uscito sulle pagine di Weird Tales solo nel febbraio 1928 e solo grazie all’impegno messo da Donald Wandrei nel convincere il riluttante editor Farnworth Wright.
Da allora l’immaginario horror non è stato più lo stesso. E con il passare dei decenni, piano piano, HPL è diventato, da gregario della letteratura pulp, un gigante della letteratura tout court. Capace di rivaleggiare con Edgar Allan Poe e di finire nella collane più prestigiose. I “Miti di Cthulhu” – definizione di August Derleth, a cui si deve buona parte della fortuna editoriale del Solitario di Providence – indicano ormai un intero universo mitologico. Eppure, parlando della propria cosmogonia, l’ateo e materialista fino al midollo Lovecraft utilizzava un’altra espressione: Yog-Sothothery, dal nome del Guardiano della Soglia.
E proprio Yog-Sothothery. Oltre la soglia dell’immaginario di H.P. Lovecraft si intitola il volume, curato da Salvatore Santangelo per Castelvecchi, che meglio indaga il dietro le quinte e l’attualità del “laboratorio” lovecraftiano, che ha allungato i propri tentacoli nei videogames, nei giochi di ruolo (a partire ovviamente da Call of Cthulhu, progettato da Sandy Petersen per Chaosium), nei fumetti, nelle serie tv e nella musica.
Sette saggi – firmati, oltre che dal curatore, da Pietro Guarriello, Adriano Monti Buzzetti, Miska Ruggeri, Virginia Como, Angelo Clementi e Paolo Mariani – che provano a far luce su un cosmicismo senza speranza fecondato dagli antichi atomisti: l’universo non ci odia, semplicemente ignora la nostra esistenza su un periferico granello di polvere. Tesi angosciante, ma sempre più credibile quando osserviamo galassie nate miliardi di anni prima della Terra.