A Buckingham Palace c’è una stanza pronta per Winnie the Pooh. Re Carlo e la regina Camilla l’hanno messa idealmente a disposizione dell’orsacchiotto più famoso della letteratura inglese, sperando che lasci New York per una visita in Inghilterra. Ma alla Public Library della Fifth Avenue, dove è custodito da quasi quarant’anni l’orsacchiotto di pezza appartenuto a Christopher Robin, il figlio di Alan Alexander Milne, che ispirò il protagonista del libro pubblicato il 14 ottobre 1926, hanno fatto sapere che il viaggio non è in programma. E così Pooh ha festeggiato il compleanno da americano d’adozione malgrado l’interessamento personale della regina che in aprile ha visitato la biblioteca portando in dono una riproduzione di Ro, il piccolo canguro smarrito da Christopher in un frutteto inglese. La New York Pubblic Library ha accettato il presente, ma ha rifiutato di prestare il pupazzo ritenendolo troppo fragile per viaggiare: nel 2016 i restauratori hanno dovuto rimettere mano alle cuciture e alle imbottiture, intervenendo su decine di toppe dell’orsacchiotto.
Già nel 1998 la deputata laburista Gwyneth Dunwoody aveva chiesto il ritorno dell’orsetto in patria coinvolgendo perfino Tony Blair e Bill Clinton, al quale fu attribuita una battuta sulla possibilità di perderlo: «Unbearable», insopportabile, con quel «bear», orso, infilato nella parola. L’allora sindaco di New York Rudy Giuliani si schierò per la permanenza dei pupazzi nella Grande Mela definendo Pooh un esempio della migliore immigrazione regolare. Del resto Pooh era arrivato dall’Inghilterra, con il consenso dei Milne. Nel 1947, infatti, con Christopher Robin era ormai adulto, i suoi giocattoli furono affidati all’editore americano E.P. Dutton per un giro promozionale negli Stati Uniti ma non tornarono più. Nel 1987 l’editore li donò infatti alla biblioteca, che li conserva fra i suoi tesori.
Tutto era cominciato nel 1921, quando Alan Alexander Milne acquistò da Harrods un orsacchiotto di pezza per il primo compleanno del figlio Christopher Robin. Il bambino lo chiamò Edward Bear e ne fece il suo compagno di giochi preferito. Qualche anno dopo lo ribattezzò Winnie, in onore di Winnipeg, un'orsa canadese ospitata allo zoo di Londra, aggiungendo il nome Pooh, che apparteneva a un cigno incontrato durante una vacanza. Fu proprio osservando Christopher giocare con i suoi pupazzi che Milne, scrittore e commediografo, cominciò a inventare le avventure dell’orsetto e dei suoi amici. Anche il bambino entrò nei racconti con il suo vero nome, Christopher Robin, mentre la foresta di Ashdown, nel Sussex, dove la famiglia trascorreva le vacanze, divenne il Bosco dei Cento Acri. L’orsetto fece la sua prima apparizione letteraria nel 1924, nella raccolta di poesie When We Were Very Young, ancora con il nome di Edward Bear. La vigilia di Natale del 1925 il quotidiano londinese Evening News pubblicò una sua avventura, anticipando il libro Winnie-the-Pooh che sarebbe arrivato nelle librerie il 14 ottobre dell’anno successivo.
Milne aveva creato un piccolo universo popolato da animali con caratteri molto umani: Pooh, ingenuo e goloso di miele, il timido Pimpi, il malinconico Ih-Oh, l’esuberante Tigro. A renderli immortali contribuirono i disegni di Ernest H. Shepard, che per raffigurare il protagonista prese a modello l’orsacchiotto del proprio figlio anziché quello di Christopher Robin. Il successo portò nel 1928 a un secondo volume, The House at Pooh Corner, seguito negli anni dalle traduzioni in decine di lingue. Nel 1966 arrivò anche Disney che trasformò l’orsetto delle illustrazioni originali nel personaggio giallo con la maglietta rossa conosciuto oggi in tutto il mondo. L'originale invece conserva l’aspetto di un vecchio giocattolo di stoffa, con il pelo consumato e le cuciture restaurate. Per i suoi cent’anni la New York Public Library ha organizzato iniziative dedicate ai libri di Milne. La regina Camilla, se vorrà rivederlo, dovrà tornare a New York.




